Rita Clementi, un pugno nello stomaco dei vassalli

Giugno 30, 2009

Della lettera inviata al presidente della Repubblica Napolitano dalla dottoressa Rita Clementi, brillante medico genetista da domani in organico presso un istituto di Boston, mi colpisce la pietà della ricercatrice, costretta alla fuga, nei confronti del suo Paese.

L’Università, che in Italia è il principale snodo della ricerca scientifica e tecnologica di base, da istituzione libera o statale ma sempre di alta cultura, s’è involuta nel tempo a “burocrazia culturale” alleata della politica più conservatrice. I mali dell’una (cooptazione dei nuovi membri, mancata valorizzazione del merito, scarsa economicità nella gestione delle risorse) sono quelli dell’altra.

Personalmente diffido di coloro che, specie dall’interno, si schermiscono dietro l’argomento degli scarsi finanziamenti all’università per giustificare il quadro desolante della ricerca italiana che emerge dal confronto internazionale quando, come sostiene la stessa Clementi, è perfettamente inutile aumentare gli stanziamenti se non si sradicano «le lobby che usano le Università e gli enti di ricerca come feudo privato».

L’esempio della dottoressa Clementi è un pungo nello stomaco di chi ha prestato una sorta di giuramento vassallatico nei confronti dei cosiddetti “baroni”, di chi aspira ai gradini superiori della gerarchia “feudale” e, sapendo di non poterci arrivare solo per merito, ma piuttosto per fedeltà, si tace.

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La danza del gabbiano, una metalettura

Giugno 28, 2009

Salvatore Silvano Nigro, siciliano, è docente di Letteratura Italiana moderna e contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Critico di fama internazionale, sue sono le note introduttive ai romanzi di Andrea Camilleri editi da Sellerio. I risvolti di copertina (o bandelle) di Nigro sono una specie di genere nel genere. Un lavoraccio. Il bandellatore “prepara” il lettore senza obbligarlo, come fa di solito chi scrive la prefazione a un libro, a determinati scopi della pubblicazione. Il professor Nigro accenna alla trama senza svelarla; concilia gli intenti elogiativi della presentazione con il metodo critico della stesura. È una specie di perizia di parte, la sua. Un gran bel leggere. Nel dicembre del 2007 l’editore Sellerio ha persino stampato un libello in quaranta copie con dieci note di Salvatore Silvano Nigro per dieci libri di Andrea Camilleri dal titolo L’arte del risvolto. L’edizione purtroppo è fuori commercio. Grazie al prof. Nigro, comunque, quella dei risvolti di copertina è una “metalettura” che non trascuro più di fare.

Di seguito la prefazione di Andrea Camilleri a L’arte del risvolto, pubblicata su Il Sole 24 Ore il 16 dicembre del 2007 e la nota introduttiva di Nigro a La danza del gabbiano (2009 © Sellerio Editore Palermo, pagg. 288, Euro 13), ultima indagine del Commissario Montalbano. Leggi il seguito di questo post »


Piccola analisi del (non) voto

Giugno 23, 2009

La questione che scaturisce dall’ultima due giorni elettorale non è tanto la presunta morte del referendum, dopo l’ennesimo flop, quanto il divario sempre più netto tra istituzioni politiche e cittadini che mancando di esercitare i loro diritti costituzionali si fanno del male da soli. L’astensionismo, infatti, non è costato solo la validità della consultazione sulla legge elettorale, ma la scarsa legittimazione dei governi locali eletti, in genere, da meno della metà degli aventi diritto.

Prendiamo ad esempio la vicenda cosentina e l’elezione diretta del presidente della giunta provinciale. Mario Oliverio (centrosinistra) è risultato vincitore sul candidato del centrodestra, Pino Gentile, al ballottaggio. Il presidente uscente ha vinto con il 56,72% dei voti, su una percentuale di votanti del 43,45, contro il 62,63%, su una percentuale di votanti al primo turno di poco superiore al 66, del 2004. Cosa significa? Che non solo Oliverio ha perso consensi rispetto a cinque anni fa, ma che il vertice politico dell’amministrazione provinciale è meno legittimata a svolgere le sue funzioni e rappresentativa del territorio che dovrà governare rispetto al precedente mandato. Legittimata lo è sempre, intendiamoci, ma un conto è se ad eleggere il presidente della giunta provinciale è il 66% degli aventi diritto, un conto se ad eleggerlo è meno del 44.

Se guardiamo l’affluenza al primo turno (64,11%), quando si votavano anche i candidati al consiglio provinciale, un’altra considerazione viene immediatamente in punta di penna. E cioè che il neo-presidente si trova in una posizione di minorità politica rispetto allo stesso consiglio provinciale, eletto da una percentuale di votanti significativamente superiore a quella del turno di ballottaggio. Il dato è rilevante sul piano della futura dialettica tra i due organi, tra il presidente eletto e la sua maggioranza. A cominciare dalla composizione della giunta.


Azzurri, quello che c’era da aspettarsi (e quello che no)

Giugno 22, 2009

La Figc ha perso due anni dietro ad un commissario tecnico, Donadoni, che ci ha qualificato bene ad Euro 2008 salvo presentare nella fase finale del torneo una squadra contraddittoria dal punto di vista tecnico e tattico rispetto a ciò che di molto interessante s’era visto nel bienno precedente. La federazione, dopo essersi lasciata sfuggire Fabio Capello, che in un anno e mezzo ha rivitalizzato gli spenti Leoni d’Inghilterra, ha ceduto alla tentazione di riportare Marcello Lippi al timone della Nazionale. Il tecnico viareggino è un vincente, preparato e carismatico, ma sta impiegando troppo tempo per dare una fisionomia a questo gruppo, ridimensionato e disorientato dopo gli Europei di Austria e Svizzera. Che sarebbe stato difficile ripetersi in un momento come questo, di grande affanno per un movimento, il nostro, che non rappresenta più l’avanguardia del calcio mondiale, c’era da immaginarselo. Che non saremmo stati neanche più competitivi proprio no.


Vale la pena ricordarlo

Giugno 18, 2009

La prospettiva del conflitto è nata con Karl Marx nel diciannovesimo secolo, Ralf Dahrendorf ne è stato uno dei massimi teorici, di stampo weberiano, del ‘900. L’accademico e politico liberale è morto ieri a 80 anni. Il mondo che verrà ha radici antiche è un estratto, apparso in versione italiana sul quotidiano Il Sole 24 Ore lo scorso 26 aprile, di un suo saggio dedicato all’attuale crisi finanziaria. Aiutiamoci, leggendolo, a capire cosa ci aspetta dopo.


Cordialmente, Giacomo Mancini

Giugno 17, 2009

La domanda di Francesca è una, anche se articolata. A me pare che stiamo divagando.

Semplifico. La questione è se l’erede di Giacomo Mancini, di uno dei massimi esponenti del socialismo italiano, dunque della sinistra politica, del Ventesimo Secolo possa credibilmente candidarsi in un’elezione “politica” come quella per il rinnovo del parlamento europeo nelle liste del Popolo della Libertà.

Premetto. Il Pdl esprime una cultura pseudo-liberale in campo economico, conservatrice in ambito sociale, non incoraggia la partecipazione democratica ma esalta le doti di leadership di Berlusconi (partito «populista-carismatico»). Niente a che vedere, insomma, con il socialismo democratico.

Sostiene Giacomo che «l’ideologia socialista in questo periodo storico è rappresentata sia nel centrosinistra che nel centrodestra». Ma proprio in questo periodo non c’è alcuna forza politica, di quelle che hanno avuto accesso alla rappresentanza parlamentare, che faccia riferimento al patrimonio ideale della socialdemocrazia. Meno che mai il Popolo della Libertà, che nasce su presupposti completamente diversi, tanto è vero che i parlamentari europei eletti nel Pdl siederanno tra i banchi del PPE-EPP (Partito popolare europeo). La speranza che le cose cambino è l’ultima a morire, ma tant’è.

Vengo alla questione posta, in maniera evidentemente retorica, da Francesca all’on. Mancini. Se la dialettica tra le diverse parti politiche fosse basata effettivamente sulle idee, sulla cultura, cui dovrebbero naturalmente seguire dei fatti (la c.d. «politica del fare»), Giacomo avrebbe provato pudore nell’aderire al Pdl. Ma non lo è. Il trasformismo è la vera cifra culturale della politica italiana, non da oggi. Lo è dallo stato liberale ottocentesco. Dunque nessuno scandalo.

Anche noi, mi riferisco all’associazione, troviamo che il governo in carica sia più concludente, fattivo, della sua opposizione. Ma non per questo ci piace quello che fa, anzi. La coerenza sta nel perseguire obiettivi e produrre risultati corrispondenti alle proprie idee (socialiste, liberali, democratiche, etc.). Rispetto la scelta di Mancini, ma devo onorare anche la verità: un socialista che milita nel Pdl non è più tale.

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Fumo negli occhi

Giugno 14, 2009

Quello che sta succedendo a Teheran, con i disordini per le strade della capitale dopo la vittoria di Ahmadinejad, ci dice che una parte significativa della società iraniana, più moderata, non si rassegna a tornare nell’oblio per altri quattro anni. Una discontinuità rispetto al governo in carica avrebbe garantito maggiormente la comunità internazionale circa il superamento della questione nucleare. La conferma di Ahmadinejad, invece, è fumo negli occhi d’Israele e dei paesi arabi sunniti che temono la crescente potenza dell’Iran sciita.


Referendum, tre volte Sì

Giugno 14, 2009

Prima di tutto i quesiti. Il primo è relativo al premio di maggioranza nazionale per la Camera dei deputati: vince il premio, che garantisce 340 seggi, la lista che ottiene più voti. Il secondo è relativo al premio di maggioranza regionale per il Senato: vince il premio regionale, che garantisce il 55% dei seggi della Regione, la lista che ottiene più voti. Sia il primo che il secondo quesito sono per l’abolizione delle coalizioni di liste. Con la legge attualmente in vigore, infatti, il premio di maggioranza va, in alternativa, alla lista più votata o alla coalizione di liste. Il terzo quesito è per l’abrograzione delle candidature multiple: la possibilità per lo stesso candidato di presentarsi in più di una circoscrizione.

Vado a votare perchè non mi aspetto che questo parlamento faccia una legge elettorale nuova e rispondente alle esigenze di governabilità e rappresentatività. Non credo che dal referendum scaturisca la migliore delle leggi elettorali e neppure una buona legge, ma che sarebbe migliore di quella in vigore. La quale non risolve affatto il problema della frammentazione partitica, penalizzando solo i partiti minori che decidono di non coalizzarsi, mentre aumenta in modo preoccupante il “potere di ricatto” di quei partiti che proprio attraverso le coalizioni di liste riescono a superare lo sbarrammento e a partecipare alla ripartizione dei seggi da premio di maggiornaza. Penso alla Lega, che in questo primo anno di legislatura ha pesantemente condizionato l’agenda del governo.

Personalmente sono favorevole ad un sistema solo tendenzialmente bipartitico, ad un multipartitismo moderato in cui non più di due, tra gli altri, dovrebbero essere i partiti rilevanti ai fini della formazione di un governo. Le coalizioni aumentano il costo della decisione politica e pregiudicano il rendimento del sistema parlamentare e della stessa democrazia. E’ chiaro che alcune circostanze richiedono, impongono, governi di coalizione, di solidarietà nazionale, ma la regola, a mio avviso, dovrebbe essere quella del governo di partito. Il cosiddetto «porcellum» è una legge sostanzialmente maggioritaria che conserva, però, i limiti di una ripartizione dei seggi proporzionale. Il referendum non fa altro che correggerla in questo come in un altro aspetto patologico, quello delle candidature multiple. La facoltà per lo stesso candidato di presentarsi in più circoscrizioni falsa la competizione elettorale e risponde alla stessa logica, non democratica, del metodo di scelta dei parlamentari in vigore dal 2005: la cooptazione.

Per questi motivi voterò tre volte Sì.


Coco Avant Chanel

Giugno 13, 2009

Il film di Anne Fontaine indaga l’ambiente, le condizioni sociali di provenienza, di una donna straordinaria senza mai idealizzarla. Gabrielle è segnata da un profondo disagio legato alla sua infanzia difficile, alle sue aspettative frustrate, ad una sensibilità che la rende antesignana non solo del fashion design, di soluzioni stilistiche senza tempo, ma del femminismo, di alcune proposte culturali che intaccheranno nel corso del XX secolo il maschilismo dei valori e dei ruoli sociali. Quello di Gabrielle Chanel è stile, non moda; è un ponte verso un modo di vivere diverso, anche radicalmente, dal passato. Coco Chanel ha scritto su tessuto un vero e proprio programma di riforme sociali. Immagino che Audrey Tautou abbia avvertito tanto peso sulle spalle; comunque ha retto bene la prova. Il film, la sua riuscita, deve tutto o quasi all’interprete de Il codice Da Vinci e Il favoloso mondo di Amelie. Voto 6,5.


Ostrega!

Giugno 8, 2009

E’ abbastanza chiaro che in un paese il cui elettorato è tradizionalmente più incline a votare per partiti di centrodestra, il maggiore astensionismo penalizzi proprio questi ultimi. Il Pdl non raggiunge la fatidica quota del 40 per cento, anzi, rispetto alle politiche dello scorso anno, perde un paio di punti a beneficio della Lega. Il Carroccio ha il 19% al Nord, il 28,4 in Veneto. Ostrega! Il Pd perde ancora terreno dal Pdl (-9%). Il 26 è un risultato che potrebbe salvare il segretario Franceschini. La sua è stata una sconfitta, non una disfatta. Il Partito democratico tiene meglio di altre formazioni di centrosinistra in giro per l’Europa, dove si è votato anche meno che in Italia: vuol dire che i nostri partiti, complice il voto amministrativo, hanno avuto una maggiore capacità di mobilitare gli elettori. Di Pietro è il vincitore morale di questa tornata elettorale. Passando dal 4 all’8 per cento fa segnare il progresso maggiore rispetto alle politiche del 2008. Aspetto di conoscere i dati sulle preferenze, in particolare quelli relativi al Sud dove Idv è al 10 per cento grazie anche alle candidature di De Magistris e Alfano.