A capodanno ci sono i Sabatum Quartet a Piazza dei Bruzi. Loro sono bravi, e noi ringraziamo la Valle Crati per averci evitato il solito Gigi D’Alessio.
Strenna, appunti di fine anno
Dicembre 22, 2009In archivio il summit di Copenhagen sui cambiamenti climatici. Il vertice si è risolto in un niente di fatto con un generico quanto improbabile impegno al taglio del 50 per cento delle emissioni globali di CO2 entro il 2050.
L’ambizione palesata all’opinione pubblica internazionale dai capi di stato e di governo più sensibili alle sirene del global warming, intervenuti al vertice sul cilma, era di rafforzzare le limitazioni già imposte, si fa per dire, a Kyoto nel 1997. In realtà abbiamo fatto diversi passi indietro. Da un protocollo (quello di Kyoto, appunto), dovevamo approdare ad un trattato internazionale vero e proprio. Invece non c’è, e non ci sarà, vincolo giuridico che tenga alle esigenze della produzione industriale in Cina, India e Brasile che predano le risorse energetiche del pianeta senza cura per i danni recati all’ambiente.
La questione è economica, ça va sans dire. I volenterosi del tavolo di Copenhagen si aspettavano la mediazione risolutiva di Obama. Il quale, reduce da una missione diplomatica in Cina, ha ceduto in parte alle richieste di Pechino. Niente vincoli stringenti sulle emissioni, pure se ciò rappresenta un notevole vantaggio competitivo per l’economia cinese, in cambio del finanziamento del debito pubblico americano.
Il 2009 è stato ancora l’anno di Obama. Con l’insediamento alla Casa Bianca, il leader democratico ha accompagnato l’inversione di tendenza dell’economia americana che già s’era registrata sulla scorta della crisi finanziaria del 2008. Il welfare è il terreno sul quale Barack ha compiuto le prime e più significative mosse da presidente: v. la razionalizzazione del sistema sanitario. L’apertura degli organi direttivi delle aziende sull’orlo del fallimento ai lavoratori, nell’ambito di processi di ristrutturazione del capitale di stampo keynesiano, lo hanno fatto apprezzare ancor di più dalla sinistra europea, mentre in patria è stato contestato dall’ortodossia del libero mercato.
Quanto alla politica estera e di difesa, il 21 gennaio 2009 il neoeletto presidente degli Stati Uniti ha firmato l’ordine di chiusura del Campo di prigionia di Guantánamo che dal 2002 destava scandalo per le modalità di detenzione dei prigionieri, ritenuti collegati ad attività terroristiche. Il profilo di Obama è quello di un realista vecchia maniera. In Afghanistan ha deciso l’escalation militare, rilanciando la campagna intrapresa dal suo predecessore, George W. Bush. Il 9 ottobre scorso il comitato di Oslo gli ha conferito il Premio Nobel per la Pace «per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli». Troppo presto, lo pensa anche Obama che nel suo discorso di accettazione della prestigiosa onorificenza ha spiegato il paradosso di un presidente che per fare la pace prepara la guerra.
Dallo scenario mondiale a quello europeo. Da poche settimane abbiamo un presidente dell’Unione, il belga Herman van Rompuy, e un ministro degli Esteri, la britannica Catherine Ashton. Finalmente c’è un numero di telefono per parlare con l’Europa (1). Il 1° dicembre è entrato in vigore il trattato di Lisbona che riforma la Costituzione europea bocciata dal “No” dei francesi e degli olandesi del 2005. L’Unione dovrebbe migliorare la sua visibilità nel mondo, ma si allontana la meta dell’integrazione europea sulla base di una vera e propria Costituzione.
In Italia. La politica è schiacciata dallo scandalismo, specie sessuale, e dalle vicende giudiziarie del presidente del Consiglio. Il governo propaganda un insignificante riformismo che si specchia in una programmazione economica e finanziaria ridotta ai minimi termini. L’opposizione finora a rimorchio di posizioni oltranziste, dettate dai media che formano l’opinione di settori significativi della società italiana, gli stessi che hanno dimostrato contro il presidente del Consiglio nel No Berlusconi Day, pensa ad una pacificazione con la maggioranza e all’apertura di un tavolo per la revisione costituzionale.
Locale. Il 21 e 22 marzo 2010 si vota per le regionali. Giuseppe Scopelliti, Sindaco di Reggio, è il candidato del Pdl alla presidenza della giunta regionale calabrese. Pippo Callipo, industriale del tonno, si candida per rappresentare la societa civile. Al suo progetto “di svecchiamento della Regione e di promozione dello sviluppo” hanno perentoriamente aderito l’eurodeputato Luigi De Magistris e Italia dei Valori. Verosimile una ricandidatura di Agazio Loiero (Pd) che negli ultimi giorni è riuscito a spuntare dalla trattativa con il Governo un accordo sul Piano di rientro dal disavanzo del servizio sanitario regionale. Il mancato commissariamento della sanità calabrese gioca a favore del presidente uscente. Ma non è detta l’ultima parola.
Il blog si aggiorna all’11 gennaio 2010. Buone feste.
1) Henry Kissinger, segretario di Stato Usa durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford, amava dire “se devo parlare con mister Europa non conosco il numero di telefono”.
Cicchitto vomita rancore, solidarietà a Travaglio
Dicembre 18, 2009
Ecco una solidarietà non obbligatoria come quella nei confronti del presidente del Consiglio, ma moralmente doverosa. Marco Travaglio è stato aggredito, nel corso del dibattito parlamentare, dall’on. Fabrizio Cicchitto che lo accusa di essere tra i mandanti morali dell’attentato a Berlusconi di domenica scorsa.
Il capogruppo del Pdl alla Camera ha compilato una vera e propria lista di proscrizione nei confronti di partiti e organi di stampa che si oppongono a Berlusconi, che coltivano un’opinione avversa a quella prevalente nel nostro paese (vale sempre la pena di riconoscerlo, ndr). Se sbaglia Italia dei Valori a fondare la propria opposizione sulle vicende personali e giudiziarie del presidente del Consiglio, se esagerano alcuni giornali nel fare l’eco ai procuratori della Repubblica, peggio fa Cicchitto quando attribuisce delle responsabilità morali a Travaglio e ad altri che semplicemente non esistono (è la tesi che sostengo da giorni su questo spazio, ndr), ma che se esistessero sarebbero gravissime, in ordine al gesto compiuto da Tartaglia in piazza Duomo a Milano.
Marco Travaglio fa il suo mestiere con grande rigore, documentando i fatti che porta all’attenzione dei lettori; esprime delle opinioni che ciascuno è libero di non condividere, delle quali risponde direttamente o indirettamente nei tribunali. Invece, per quello che ha detto dai banchi di Montecitorio, Cicchitto non risponderà a nessuno. Così, strumentalizzando la vile aggressione subita dal Cavaliere, vomita rancore nei confronti dei suoi avversari politici. Rinunci all’immunità, che sulle opinioni espresse e i voti dati dai parlamentari è ancora assoluta, e si difenda in tribunale dalle più che probabili azioni di Travaglio a tutela della sua credibilità.
Berlusconi, anche quando tiene un comportamento tecnicamente eversivo dell’ordinamento costituzionale, non istiga alla violenza. E’ tronfio, arrogante, istituzionalmente scostumato; violento no. In questo periodo prepara una pacifica riforma della Costituzione: ha i numeri e il consenso in caso di referendum confermativo. Lo stesso discorso vale per Di Pietro, che non istiga alla violenza pure se attacca quotidianamente il premier. Allora, se nessuno istiga alla violenza, perchè parliamo di degenerazione violenta, di odio politico? Perchè si alimenta questa tensione? A chi giova?
Rispondere a questi interrogativi non è facile, occorre prudenza. Intanto esprimo la solidarietà di Arancia Rossa [.org] a Marco Travaglio.
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Scandali a parte
Dicembre 17, 2009Diego e Melo sono i due fallimenti, perlomeno ad oggi, più clamorosi del mercato della Juve. Secco però continua a difendere il suo operato, sostenendo di non essere pentito delle sue scelte
“Evidentemente lui la vede in questa maniera. Secondo me Melo ha i piedi buoni ma non è un regista, è un mediano difensivo. Hanno dato via Zanetti pensando di sostituirlo con Melo ma hanno sbagliato la valutazione del suo ruolo. Quanto a Diego, penso sia un buon giocatore, ma è uno che si nasconde, non va mai nella zona calda del campo per evitare di prendere delle botte. La Juve non aveva bisogno di uno così”.
fonte: tuttomercato.web
Caro presidente, Moggi: scandali a parte, un grande intenditore di calcio.
Saluti,
Tony Nail (Fortitudo Marcantonio)
Mike campione d’inverno, per il podio decidono M&M’s
Dicembre 15, 2009
Mike (Real Brutru) completa l’inseguimento su Luca (Team Ducale) e passa a condurre con due lunghezze di vantaggio. Cardinale si aggiudica, battendo Sprovieri nello scontro diretto (2-1), il campionato d’inverno, titolo platonico ma pur sempre indicativo della forza di una squadra che a metà del guado ci è arrivata esprimendo valori di gran lunga superiori a quelli delle altre. Lo stesso Team Ducale ha perso due volte su due contro il Real.
Luca è in crisi. Tre punti nelle ultime quattro giornate farebbero disperare chiunque. Tuttavia, il margine sul terzo classificato (+8 su De Santis) è ancora ragguardevole, permette di gestire il momento negativo con la calma che, specie a questo gioco, è la virtu dei forti.
Pareggio a reti bianche tra Fortitudo e Cosenza 1914. Per Antonio è oro colato visto il suo “tragico” momento. Per Marco è l’ennesima prova scialba. Peccato che Giorno abbia fatto davvero poco per evitarla.
Prima vittoria esterna per la Longobarda che stacca il Cosenza e aggancia la Fortitudo a quota 16 punti. Comi manda in gol Trezeguet e Pinzi e sgambetta il sottoscritto, senza punti dopo tre partite. Andrea (F.D.L.) si riprende il podio da Michele Savino (I.B.N. ‘89). Decidono l’incontro i gol di M&M, Matri e Milito.
Uno sguardo alla classifica per fare un bilancio di previsione e concludere che Mike e Luca devono fare ancora una quindicina di punti (la quota scudetto, altissima, al momento è di 57, ndr) per piazzarsi comodamente nelle prime tre posizioni della classifica. Prima li fanno meglio è per loro, naturalmente. Mentre Andrea e Michele, i primi e più vitali inseguitori, dovrebbero eguagliare il Cardinale delle prime quattordici gare per sperare in qualcosa di più del terzo posto (sic!). Per tutti gli altri c’è solo l’onore da salvare.
| CLASSIFICA TOTALE LEGA | ||||||||
| Fantasquadre | Punti | FM | FMA | V | N | P | GF | GS |
| Real Brutru | 30 | 73.839 | 68.054 | 9 | 3 | 2 | 30 | 11 |
| Team Ducale | 28 | 72.25 | 67.893 | 8 | 4 | 2 | 25 | 11 |
| F.D.L. | 20 | 70.571 | 70.554 | 5 | 5 | 4 | 19 | 17 |
| I.B.N. ‘89 Caserta | 18 | 70.339 | 72.893 | 5 | 3 | 6 | 18 | 26 |
| Fortitudo Marcantonio | 16 | 69.107 | 70.393 | 3 | 7 | 4 | 15 | 18 |
| Longobarda | 16 | 68.321 | 69.143 | 4 | 4 | 6 | 12 | 17 |
| Cosenza Calcio 1914 | 13 | 68.321 | 72.589 | 3 | 4 | 7 | 11 | 26 |
| EL GOLEADOR | 10 | 68.393 | 69.625 | 2 | 4 | 8 | 14 | 18 |
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Tartaglia, prendiamolo per quel che è
Dicembre 14, 2009La solidarietà a Silvio Berlusconi è obbligatoria, si chiama legge. Un uomo ha attentato alla salute del presidente del Consiglio. Come tale deve essere perseguito. Fare giustizia della vile aggressione in Piazza Duomo è la più alta forma di solidarietà in uno stato di diritto. Non c’è bisogno di evocare, con la conseguenza di enfatizzarli, climi avvelenati da un’opposizione becera che avrebbe trasformato il Cavaliere in un bersaglio fisico, da abbattere. Dico questo con il massimo rispetto per i commentatori che stamani parlano con diverse sfumature, ma lo stesso, di degenerazione violenta dello scontro politico. L’attentato al presidente Berlusconi non si giustifica in alcun modo, non si spiega neppure come ha provato a fare Rosy Bindi in un’intervista rilasciata al quotidiano torinese La Stampa: “tra gli artefici di questo clima c’è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima. Questi gesti vanno sempre condannati, mai giustificati. Qualche volta però sono spiegabili. Certo, se si continua a dividere questo paese, alla fine…”. Se Massimo Tartaglia (foto ansa) è in cura da anni, saranno i medici specialisti in igiene mentale a dirci cosa l’ha spinto a lanciare la miniatura del duomo milanese addosso al capo del Governo. Al bando le speculazioni politiche sull’evento, prendiamolo per quello che è.
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O non è Natale
Dicembre 14, 2009
Cari amici, come ogni anno si rinnova l’appuntamento natalizio, goliardico e giochereccio a casa Miccoli. Per ovviare a eventuali problemi di orario di lavoro quest’anno ci riuniremo tutti sabato 26 dicembre dalle ore 22 in poi, coglieremo l’occasione per scambiarci gli auguri del Santo Natale (passato). Vi ricordo le regole, ormai consolidate negli anni, in modo da evitare spiacevoli equivoci. Il carattere misogeno e cameratesco della serata non prevede la presenza di compagnie femminili, vi prego, quindi, di rispettare la sacralità del regolamento evitando il verificarsi di imbarazzanti situazioni. Ogni eventuale reclamo a questa regola sarà motivo di esclusione. Le vostre signore/amanti/concubine saranno comprensive, non dubito. Sono ammessi cugini, amici e parentame vario di sesso maschile. Per problemi logistici dovuti al mio imminente trasloco non potremo piu’ approfittare dell’ampio salone (ormai colmo di pacchi), dovremo stringerci in cucina. Bucce di mandarino saranno gradite.
Lorenzo
S.V.P. Confermate la vostra presenza rispondendo alla presente e-mail con un perentorio CI SARO’. A presto.
***
Ci sarò. Pure se contesto il carattere misogino dell’evento, voglio darvi lo stesso un segno di moderazione. Saluti.
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Ancora sul 5 dicembre, Nic non teme il vuoto
Dicembre 11, 2009Caro Antonio, com’è noto abbiamo posizioni differenti sull’argomento.
Non parlerei di “manipolo di blogger” ma di una grossa parte di società civile stanca e indignata.
La manifestazione certamente non aprirà una crisi di Governo né convertirà il premier in un lungimirante statista onesto e rispettoso delle istituzioni. Ma bisogna fare attenzione, il consenso di cui gode Berlusconi è basato sulla rassegnazione e sulla presunta mancanza di alternative.
Io cerco di vederla in un altro modo: l’alternativa ad un Governo, diciamo, Bersani è un governo Berlusconi? Benissimo, mi tengo stretto Bersani per 10-20 legislature, finché il rischio Papi non sarà scongiurato. Ben venga chiunque, anche un 50° Governo Andreotti. Ma non Berlusconi.
La manifestazione del 5 dicembre ha chiesto le dimissioni del capo del Governo, nessuna proposta alternativa, nessun programma futuro. Soltanto il ristabilirsi di una situazione politica “normale”, eliminando l’anomalia rappresentata da Berlusconi. Ti invito a seguire a tal proposito l’ultima parte dell’intervista a Francesco Nizzoli, uno degli organizzatori del No B Day.
Caro Antonio, come te anch’io auspico lo sconvolgimento politico di cui parli, ma non temo il vuoto di potere. Come spesso accade, caduto un Governo se ne fa un’altro. Magari un Governo tecnico che traghetti il Paese alle elezioni e poi via, alla ricerca della tanto desiderata politica con la “P” maiuscola. Con Silvio Berlusconi che spadroneggia tutto ciò è semplicemente impossibile.
Nicola Scirchio
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Nic dice che Berlusconi spadroneggia, io dico di no. Ma l’opinione di Scirchio mi suggerisce una riflessione che articolo in pochi passaggi.
Il Cavaliere non spadroneggia; vorrebbe, ma le autorità di garanzia hanno bilanciato bene il suo potere. Per quanto ancora ci riusciranno, questo è il problema. Dipende dall’opposizione, dalla sua capacità di elaborare una proposta politica che sia una: su lavoro, riforma della scuola e dell’università, economia sostenibile, infrastrutture, quello che ti pare. Ma va logorato sul piano politico. Altrimenti userà il consenso per forzare l’ordine pubblico. Con conseguenze che non so immaginare.
Una cosa ho imparato ragionando di recente con Lupi, discutevamo d’altro ma è stato lo stesso illuminante. Dobbiamo mettere da parte quello che sappiamo di “scientifico” che riguarda lo stato e la società, il senso delle istituzioni e volare basso. Bisogna parlare alla pancia della gente come fa il Cav. La manifestazione del No B-Day parlava in modo apparentemente semplice, persino banale, ma parlava alla testa, in un linguaggio che i cittadini-elettori, la stragrande maggioranza, non capiscono o non vogliono capire.
Non basta dire che Berlusconi è un’anomalia. E, spiegato il perchè è un’anomalia, non sono sicuro che la gente sia disposta ad ascoltare e, soprattutto, a condividere che il primo editore italiano non dovrebbe essere presidente del Consiglio. Gli elettori lo sapevano e l’hanno comunque votato.
La cultura politica e delle istituzioni del nostro paese è così bassa che ha reso possibile la formidabile ascesa di Berlusconi al potere e uno scontro senza precedenti tra governo e magistratura, con il capo del Governo che accusa l’ordine giudiziario di perseguitarlo per ragioni politiche.
L’opposizione dovrebbe, ad esempio, rappresentare alla gente lo stato della crisi economica in maniera comprensibile e rilevare le contraddizioni del governo, se ce ne sono. Se manca questo tipo di attività, passa l’idea che sul piano politico Berlusconi è inattaccabile e si prova a rovesciarlo con un golpe giudiziario.
Il berlusconismo è ormai ben sedimentato nella società. Per scalzarlo bisogna fare controcultura, contrastare quello che i sociologi chiamano mainstream, quel pensiero dominante che si traduce in consenso maggioritario per il Cav. Ma se non si restituisce credibilità alla forma di organizzazione sociale che chiamiamo partito, scegliendo altre scorciatoie, allora Berlusconi avrà sempre partita vinta, pure dopo di lui.
Spostiamo, almeno in parte, l’attenzione dalle vicende giudiziarie del presidente del Consiglio e parliamo d’altro, per non rischiare di perdere la guerra su un solo terreno.
No B-Day (After)
Dicembre 8, 2009La manifestazione di piazza San Giovanni, indetta da un manipolo di blogger che è riuscito nell’impresa, mediaticamente assai rilevante, di attenzionare l’evento per diversi giorni, non lascia segni tangibili del suo passaggio nel tessuto civile del paese. Manco un graffio. Non uno solo di quelli che pensavano bene di Berlusconi avrà cambiato idea. A maggior ragione chi se lo faceva piacere, sarà sempre più convinto che non esistono alternative credibili. E in parte, mi costa ammetterlo, avrebbe ragione. È mancato, infatti, un elemento fondamentale ai fini dell’organizzazione del consenso, altrimenti estemporaneo. Il progetto. L’idea c’è: mandare a casa Berlusconi. Ma non basta. Anzi, una manifestazione di piazza che ha come obiettivo la defenstrazione del presidente del Consiglio non è benefica di per sè stessa. La cacciata del Cavaliere significherebbe, dopo quindici anni di berlusconismo, lo sconvolgimento dei piani della politics: attori e processi della politica nazionale muterebbero giocoforza. Il che è auspicabile dal mio personalissimo punto di vista (e so di essere in ottima compagnia). Ciò nondimeno, ritengo indispensabile che un tale cambiamento di regime sia adeguatamente preparato per evitare che il vuoto di potere lasciato dal Cav. venga occupato dall’antipolitica. Non fosse altro perchè fu proprio l’antipolitica il brodo di coltura del berlusconismo.
Pubblicato da Francesca Romana Lupi
Pubblicato da Antonio De Rose
Pubblicato da Antonio De Rose 


