Della lettera inviata al presidente della Repubblica Napolitano dalla dottoressa Rita Clementi, brillante medico genetista da domani in organico presso un istituto di Boston, mi colpisce la pietà della ricercatrice, costretta alla fuga, nei confronti del suo Paese.
L’Università, che in Italia è il principale snodo della ricerca scientifica e tecnologica di base, da istituzione libera o statale ma sempre di alta cultura, s’è involuta nel tempo a “burocrazia culturale” alleata della politica più conservatrice. I mali dell’una (cooptazione dei nuovi membri, mancata valorizzazione del merito, scarsa economicità nella gestione delle risorse) sono quelli dell’altra.
Personalmente diffido di coloro che, specie dall’interno, si schermiscono dietro l’argomento degli scarsi finanziamenti all’università per giustificare il quadro desolante della ricerca italiana che emerge dal confronto internazionale quando, come sostiene la stessa Clementi, è perfettamente inutile aumentare gli stanziamenti se non si sradicano «le lobby che usano le Università e gli enti di ricerca come feudo privato».
L’esempio della dottoressa Clementi è un pungo nello stomaco di chi ha prestato una sorta di giuramento vassallatico nei confronti dei cosiddetti “baroni”, di chi aspira ai gradini superiori della gerarchia “feudale” e, sapendo di non poterci arrivare solo per merito, ma piuttosto per fedeltà, si tace.
Pubblicato da Antonio De Rose
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La Figc ha perso due anni dietro ad un commissario tecnico, Donadoni, che ci ha qualificato bene ad Euro 2008 salvo presentare nella fase finale del torneo una squadra contraddittoria dal punto di vista tecnico e tattico rispetto a ciò che di molto interessante s’era visto nel bienno precedente. La federazione, dopo essersi lasciata sfuggire Fabio Capello, che in un anno e mezzo ha rivitalizzato gli spenti Leoni d’Inghilterra, ha ceduto alla tentazione di riportare Marcello Lippi al timone della Nazionale. Il tecnico viareggino è un vincente, preparato e carismatico, ma sta impiegando troppo tempo per dare una fisionomia a questo gruppo, ridimensionato e disorientato dopo gli Europei di Austria e Svizzera. Che sarebbe stato difficile ripetersi in un momento come questo, di grande affanno per un movimento, il nostro, che non rappresenta più l’avanguardia del calcio mondiale, c’era da immaginarselo. Che non saremmo stati neanche più competitivi proprio no.

Il film di Anne Fontaine indaga l’ambiente, le condizioni sociali di provenienza, di una donna straordinaria senza mai idealizzarla. Gabrielle è segnata da un profondo disagio legato alla sua infanzia difficile, alle sue aspettative frustrate, ad una sensibilità che la rende antesignana non solo del fashion design, di soluzioni stilistiche senza tempo, ma del femminismo, di alcune proposte culturali che intaccheranno nel corso del XX secolo il maschilismo dei valori e dei ruoli sociali. Quello di Gabrielle Chanel è stile, non moda; è un ponte verso un modo di vivere diverso, anche radicalmente, dal passato. Coco Chanel ha scritto su tessuto un vero e proprio programma di riforme sociali. Immagino che Audrey Tautou abbia avvertito tanto peso sulle spalle; comunque ha retto bene la prova. Il film, la sua riuscita, deve tutto o quasi all’interprete de Il codice Da Vinci e Il favoloso mondo di Amelie. Voto 6,5.
E’ abbastanza chiaro che in un paese il cui elettorato è tradizionalmente più incline a votare per partiti di centrodestra, il maggiore astensionismo penalizzi proprio questi ultimi. Il Pdl non raggiunge la fatidica quota del 40 per cento, anzi, rispetto alle politiche dello scorso anno, perde un paio di punti a beneficio della Lega. Il Carroccio ha il 19% al Nord, il 28,4 in Veneto. Ostrega! Il Pd perde ancora terreno dal Pdl (-9%). Il 26 è un risultato che potrebbe salvare il segretario Franceschini. La sua è stata una sconfitta, non una disfatta. Il Partito democratico tiene meglio di altre formazioni di centrosinistra in giro per l’Europa, dove si è votato anche meno che in Italia: vuol dire che i nostri partiti, complice il voto amministrativo, hanno avuto una maggiore capacità di mobilitare gli elettori. Di Pietro è il vincitore morale di questa tornata elettorale. Passando dal 4 all’8 per cento fa segnare il progresso maggiore rispetto alle politiche del 2008. Aspetto di conoscere i dati sulle preferenze, in particolare quelli relativi al Sud dove Idv è al 10 per cento grazie anche alle candidature di De Magistris e Alfano.

