Neanche probabilmente (mafioso)

Novembre 12, 2009

Un indagato per mafia, come qualsiasi altro, è innocente fino a prova contraria. La legge prevede il segreto per gli atti compiuti durante le indagini. Ho appena riferito due banalità, ma è meglio non darle per scontate. Se quella stessa persona che, contro la legge, si viene a sapere indagata per concorso esterno in associazione mafiosa ricopre incarichi politicoistituzionali, facciamo ad esempio: sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze, si pone un problema di opportunità che continui a svolgere le proprie funzioni.

Devono essergli garantiti i diritti fondamentali della persona, ma il solo dubbio che possa essere partecipe di un’impresa criminale come Cosa Nostra, Camorra o ‘Ndrangheta, ne pregiudica la compatibilità, anche momentanea, con la funzione pubblica. Se il nostro fosse prosciolto al termine delle indagini preliminari, o prima, verificato che non sussistono i presupposti per l’esercizio dell’azione penale, potrebbe non solo continuare l’attività politica, ma vedersi assegnato un incarico ancora più importante del precedente. Se, viceversa, fosse riniviato a giudizio, dunque processato, avremmo avuto un sottosegretario di Stato probabilmente mafioso pure nel periodo in cui gli veniva contestato da parte di un pubblico ministero di essere colluso con la mafia. Che semplicemente non è ammissibile. Un così alto ufficiale della Repubblica non può essere, neppure probabilmente, mafioso.

Perchè, quando si tratta di mafie, si dice che il politico non soltanto deve essere onesto, ma apparirlo (1). Aveva ragione Indro Montanelli, quando scriveva (1974) che almeno in Italia l’incompatibilità è tra politica e pudore, altro che istituzioni e mafia (2). Il fondatore de il Giornale nuovo denunciava allora la lotta per il potere «garantito dall’impunità», «la svendita di indulgenze sottosegretariali» a persone come l’ex-sindaco di Palermo Salvatore Lima. «Non lo conosciamo. Può anche darsi che sia un galantuomo. Ma su di lui pendono varie richieste di autorizzazione a procedere per diversi reati: peculato, omissione di atti di ufficio eccetera. Il Parlamento ha impiegato dieci anni a concedere per alcune di esse l’autorizzazione, cioè quanto bastava a farla decadere. E ora, per la seconda volta, ha promosso Lima a sottosegretario.»

Ora, la Camera potrà anche negare l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’onorevole Nicola Cosentino, dunque risparmiargli la galera, proprio perchè lo ritiene innocente fino ad “una sentenza irrevocabile di condanna” (nel qual caso non ci sarebbe neppure bisogno dell’autorizzazione del Parlamento per privare un suo membro della libertà personale). Non troverei la difesa dei parlamentari nei confronti di un proprio collega scandalosa di per sè o banalmente corporativa. L’immunità parlamentare è scritta nella Costituzione del 1948, all’art. 68. Il testo originario recitava: «I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura. Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile». La legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3, ha sostituito il testo in maniera corrispondente all’emersione della sistematica corruzione, della concussione e del finanziamento illecito ai partiti, intaccando l’impunità che garantiva un abusato potere politico. Può non piacere, ma è così.

Senza nulla togliere all’esigenza di sventare le interferenze indebite tra politica e magistratura e il conflitto tra poteri dello Stato, purtroppo in atto, mi accontenterei che i partiti di maggioranza, proprio per apparire onesti, chiedessero la rimozione di Cosentino dal suo incarico. Tanto per cominciare. C’è tempo per discutere di una riforma organica e non contingente della giustizia. Berlusconi, purtroppo per tutti, non è un interlocutore autorevole visto il suo conflitto d’interessi. L’incontro del «disgelo» tra il Cavaliere e Fini, con l’elaborazione a tempo record di un disegno di legge sul c.d. «processo breve», non cambia i termini della questione. Non sarà il governo a presentarlo, ma è l’ennesimo tentativo di risolvere per via legislativa questioni che non interessano i cittadini, ma precisamente il presidente del Consiglio.

1) Vedi Paolo Borsellino che incontra, il 26 gennaio del 1989, gli studenti di Istituto professionale di Stato per il commercio “Remondini” di Bassano del Grappa.

2) Montanelli, I., Moro e il sultano, Il Giornale Nuovo, Anno I, n. 127, Milano, venerdì 29 settembre 1974, pag. 1.

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La Fortitudo vince e convince

Novembre 10, 2009

Kjaer, Pato e Di Vaio regalano a Michele Savino (I.B.N. ‘89 Caserta) un importante successo esterno sul campo del Cosenza 1914 (1-3). Importante perchè vale l’aggancio in classifica dell’avversario diretto e rilancia le ambizioni da podio della compagine casertana. Subisce ancora molto, Michele: 74.025 di FMA ci dice che fin ora ha trovato sempre squadre in giornata. D’ora in poi la musica potrebbe cambiare e allora… Di questi tempi, per battermi, a Mike basta la precedente. Il 5,75 di Milito pesa nell’economia della gara più del gol di Vargas e trova spiegazione solo in un disturbo della sfera sessuale di alcuni giornalisti inviati dai quotidiani sportivi a San Siro. Continua l’inarrestabile marcia di Luca verso la vittoria finale. Con la difesa leva due all’avversario (incassa uno). A turno manda in gol tutti gli attaccanti e centrocampisti della rosa. Questa volta è toccato a Crespo mettere il sigillo su una gara aperta, giusta la buona vena realizzativa di Matteo Comi (Silva, Melo e Trezeguet), ma con Sprovieri le partite, aperte, non lo sono mai abbastanza. Chiodo vince a suon di gol in casa di Andrea: Eto’o, Floccari, Zaccardo e finalmente Diego. La Fortitudo è forma e sostanza. Le manca ancora qualcosa per giocarsela alla pari con Mike e Luca, ma non ha niente a che vedere con rose, moduli e mercato. Per due settimane la serie A si ferma, ma noi no: abbiamo due sessioni di scambi e mercato libero.

Classifica: Team Ducale 25, Real Brutru 20, Fortitudo Marcantonio 14, F.D.L. 13, Longobarda, Cosenza Calcio 1914, I.B.N. ‘89 Caserta 11,
El Goleador 5.

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Berlino ‘89, una rivoluzione imprevista

Novembre 9, 2009

9 novembre 1989, la caduta del Muro. Non vorrei fare un’ovvia retrospettiva, ma un breve ragionamento sull’imprevedibilità dell’evento e sulle sue conseguenze.

Nessuno presagì la fine del dualismo Est-Ovest, nel volgere di un così breve periodo, prima che tutto fosse già alla portata dell’opinione pubblica internazionale. Molte illustri personalità, della politica e della società civile, si adoperarono perchè accadesse, ma non pensavano che dal permesso di visita in Germania e Berlino Ovest accordato ai cittadini dell’Est, a far data da quello stesso 9 novembre, sarebbero derivate conseguenze tanto devastanti per l’intero blocco comunista. Neppure lo volevano, temendo o non sapendo cosa si sarebbe verificato dopo il crollo. Dal presidente americano Regan a quello sovietico Gorbaciov, da Giovanni Paolo II al leader di Solidarnocs Lec Valesa, dal presidente francese Mitterand al cancelliere tedesco Helmut Kohl.

Uno degli atti conclusivi del cosiddetto “secolo breve” (1) ci rimanda indietro nel tempo ad un’altra linea spartiacque della storia contemporanea. Non mi riferisco al momento (1961) della decisione, terribile, di costruire un muro attorno ai tre settori occidentali di Berlino, già amministrati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna nell’immediato dopoguerra, per arrestare la fuga in massa dalla DDR (2). Ma al 7 novembre 1917, presa del Palazzo d’Inverno (3). Pure allora lo spontaneismo fu determinate per la riuscita della Rivoluzione d’Ottobre. Un impulso anarchico, un movimento privo di guida politica, pose termine all’impero degli zar ormai fradicio. Lenin seppe organizzare queste forze in maniera corrispondente alla propria idea di stato e società, ma gli era fin troppo chiaro che in Russia mancavano le condizioni socio-economiche per una rivoluzione socialista. L’ostilità della gente nei confronti della guerra mondiale e la fame, furono istanze recepite dai socialisti rivoluzionari che s’insediarono nei soviet egemonizzandoli. Fu una rivoluzione imprevista e imprevedibile, che si tenne “sul velluto” come diciamo proprio dal 1989 riferendoci a simili circostanze (4).

Da allora, dal 1917, il modello marxista-leninista, del partito unico e della rivoluzione permanente, ispirò mutamenti a catena in tutto il Mondo. Ma la Germania, che ospitò la sistemazione scientifica del pensiero socialista e la sua revisione successiva (5), fu tra il 1949 e il 1989 un luogo simbolo della sfida lanciata dal Comunismo Internazionale alle democrazie liberali, forse il più rappresentativo dal momento che la stessa città offriva un saggio dell’arretratezza politica ed economica di una “democrazia popolare” (6) e, insieme, delle virtù liberaldemocratiche.

La caduta del Muro e la fine del socialismo realizzato (7) giunsero dopo gli anni della distensione, del dialogo tra le superpotenze, dopo la presa di coscienza ai massimi livelli dello stato sovietico – penso alla Perestrojka (8) di Michail Gorbaciov, ndr – che la dittatura comunista invece di redistribuire ricchezza produceva nuova povertà; non furono preparate a tavolino, nessuno statista le aveva immaginate così, con la gente che si leva sopra tre metri e mezzo di cemento armato e spruzza i check point di spumante. Gorbaciov voleva riformare il comunismo sovietico in senso democratico, perciò non interferì con il governo della Germania Est per reprimere “i rivoltosi”. Lasciò che gli stati aderenti al Patto di Varsavia (9) si autodeterminassero. Ma il comunismo sovietico era semplicemente irriformabile e di lì a poco tempo, come le tessere di un domino, i regimi est-europei crollarono. L’8 dicembre 1991, i presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia misero la parola fine all’Unione Sovietica (10). Nessuno di loro se l’aspettava il 9 novembre del 1989.

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(Note)

  1. Il Secolo breve è un saggio storico di Eric J. Hobsbawm che racchiude il Ventesimo Secolo entro due date: 28 giugno 1914, assassinio a Sarajevo dell’arciduca d’Asustria Francesco Ferdinando, 28 giugno 1992, François Mitterand invoca sempre a Sarajevo la pace nei Balcani;
  2. Deutsche Demokratische Republik (in italiano Repubblica Democratica Tedesca);
  3. Edificio di San Pietroburgo, già residenza degli zar;
  4. L’espressione “rivoluzione di velluto” si riverisce ai moti non violenti che rovesciarono il regime comunista della Cecoslovacchia nel 1989;
  5. I primi teorici del socialismo scientifico furono i tedeschi Karl Marx e Friederich Engels. Una profonda revisione del Marxismo si deve sempre ad un tedesco, Eduard Bernstein. Nel 1959, a Bad Godesberg (oggi distretto ubrano di Bonn) si tenne un congresso nel quale il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) definì una nuova piattaforma programmatiche che prevedeva l’abbandono definitivo del marxismo e la piena accettazione dell’economia di mercato;
  6. Altri termini utilizzati per indicare uno stato socialista, in cui vige la c.d. “dittatura del proletariato”, sono “repubblica popolare”, “repubblica democratica” o anche “stato comunista”;
  7. “Socialismo reale” (o realizzato) è il termine usato per sottolineare le diversità dell’organizzazione politica e sociale dei regimi est-europei fino all’89 dalle ipotesi di Marx;
  8. Perestrojka significa ricostruzione. Consisteva in un piano di riforme economiche sul presupposto di una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione (glasnost);
  9. Sottoscritto il 14 maggio 1949, fu un accordo militare tra gli stati del blocco sovietico in funzione anti-NATO;
  10. Trattato di Belavezha (Bielorussia).

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Per ragione

Novembre 7, 2009

L’identità cristiana non si risolve in un simbolo affisso in aula. Ma non è questo il punto. Una corte ha sentenziato che il crocifisso discrimina i non credenti. Per emanare questo tipo di sentenza avrebbe dovuto provare come, in che modo, il non cattolico, o meglio non cristiano, è discriminato dal crocifisso. Siccome non l’ha fatto quella pronuncia configura un arbitrio.

Un simbolo non ha la capacità di discriminare. Solo gli esseri umani senzienti possono farlo. In Italia non esiste una sola legge che imponga il crocifisso ai non cristiani o non credenti. Per questo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo “va respinta come «un atto odioso» con­tro la convivenza“, per questo “appare il prodotto di una concezio­ne estrema del rapporto tra i diritti dei pochi e le sensi­bilità dei molti“.

Un non credente deve protestare la sua ingiusta discriminazione se davanti alla legge è trattato in modo diverso dal credente sulla base del suo orientamento religioso. Ma in Italia la libertà religiosa è massima. Lo era pure, salvo la dolorosa parentesi fascista, prima che entrasse in vigore la Costituzione Repubblicana. Persino lo Statuto Albertino, pure se dichiarava quella Cattolica religione di Stato, tollerava gli altri culti.

E’ così difficile accettare che il cristianesimo abbia avuto e abbia ancora un peso notevolmente superiore nella formazione della coscienza collettiva, e non come professione di fede che non c’entra proprio nulla, nella conoscenza stessa del diritto naturale, rispetto ad altre religioni e filosofie in Europa? Come si comprende l’Europa senza cristianesimo? La storia, l’arte e la letteratura.

Come può un continente con duemila anni di storia cristiana sul groppone essere un luogo comprensibile, dunque accogliente, per i diversamente credenti o i non credenti di altre regioni del Mondo se d’un tratto lo sterilizziamo? Ci rendiamo conto che il giusto avanzamento della nostra cultura sul terreno della laicità non ci porta tanto lontani dalla lettera del nuovo testamento cristiano ma piuttosto dalla Chiesa che ha difficoltà a corrispondere l’uomo del terzo millennio? Nel 2009 il crocifisso si espone per ragione, non più solo per fede.

Leggi pure:

I giudici di Strasburgo esportano in Europa la laicità francese;
Il crocifisso, simbolo di sofferenza che non può offendere nessuno;
Ma io difendo quella croce.

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Nemico Pubblico, salvo scene e costumi

Novembre 7, 2009

Public Enemies è la fotografia di un’America depressa che si specchia in un fascinoso fuorilegge. La regia, di Michael Mann, sperimenta in un film di genere classico inquadrature da real tv, una semi-soggettiva risultata scarsamente efficace. Opache le prove degli attori. Apprezzabili i costumi e le scene. Voto 6.

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Diario di un fantamister, anatomia di un capolista

Novembre 2, 2009

Dopo un terzo di campionato la classifica, ma soprattutto le fantamedie, dicono che Luca e Mike praticano un altro sport rispetto a tutti, e dico tutti, gli altri. Faccio una breve esegesi dei numeri. Una FM rispettivamente di 73.806 e 75 significa che per impensierire Sprovieri e Cardinale bisogna segnare almeno due gol. D’altra parte, una FMA di 66.417 e 68.472 punti significa che gli avversari diretti, sì e no, possono strappare loro un punto, magari in casa, sempre che Giove si congiunga a Mercurio. Il Team Ducale ha incassato appena cinque gol in nove turni, il Real Brutru otto. È di tutta evidenza che, oltre alla perizia degli allenatori, fino a questo momento le coincidenze hanno propiziato un cammino senza troppi turbamenti per le due “grandi” del nostro campionato. Sprovieri, vale la pena ricordarlo, sta facendo brillantemente a meno di un certo Francesco Totti: tiene a debita distanza un esuberante Mike, che ieri ha travolto l’I.B.N. di Savino (1-7), pur non avendo ricambi all’altezza del pupone. Lo stesso Del Piero, con i suoi numeri, farebbe comodo alla Juve come al Team Ducale. Ecco, la differenza tra la Fortitudo, ad esempio, e la macchina da guerra di Luca sta nel fatto che se mancano i cosiddetti top player (v. Eto’o) Chiodo si ferma, Sprovieri no. Ieri una doppietta di Marchionni, non proprio ordinaria, ha surrogato lo scarso peso dell’attacco ducale. Lo stile di Luca è leggero, disinvolto, spensierato nonostante le ristrettezze d’organico. Uno che si permette il lusso di alternare Marchetti e Julio Cesar, manco fossero Sorrentino e Mirante, mercoledì ha schieraro il cagliaritano all’Olimpico contro la Lazio: inviolato. Perchè non ha fatto lo stesso in casa contro l’Atalanta? Julio Cesar era in trasferta a Livorno contro una squadra in netta ripresa rispetto al disastroso avvio di campionato. Il Dio del fantacalcio perdona persino le stravaganze a Luca. Noi, invece, non sappiamo più a che santo votarci.

Classifica: Team Ducale 22, Real Brutru 17, F.D.L. 13, Fortitudo Marcantonio, Longobarda, Cosenza Calcio 1914 11, I.B.N. ‘89 Caserta 8, El Goleador 5.

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Un augurio a Bersani, un saluto a Rutelli

Ottobre 28, 2009

Pd / 1
Le primarie del Pd sono un unicum della politica comparata. In America servono ad eleggere i candidati alla presidenza degli Stati Uniti, in Italia a convalidare il voto degli iscritti ad un partito che dovrebbero, da soli, formarne gli uffici. Può sembrare paradossale ma Pierluigi Bersani, votato da 1.081.532 persone, non è più legittimato di Lorenzo Cesa, suo omologo dell’Udc, come capopartito. Il vero paradosso consiste nel fatto che i militanti del Partito democratico devono recepire l’inidirizzo definito da un segretario eletto con voti estranei all’associazione di cui fanno parte. Fortuna per gli iscritti che il segretario uscito vincitore dallo scrutinio interno al partito sia lo stesso del plebiscito tenutosi domenica scorsa. Inoltre Bersani è fautore di una linea più ortodossa in tema di organizzazione rispetto ai suoi predecessori che liquidarono i partiti d’origine per dar vita ad un cartello elettorale: povero dal punto di vista dell’identità e dell’insediamento sociale. La finzione di una democrazia presidenziale è entrata nel sentire comune degli italiani, inutile negarlo. Chi domenica si è recato alle urne lo ha fatto credendo di votare non solo, e non tanto, un capopartito, ma il leader dell’opposizione a Berlusconi, il suo antagonista alle prossime elezioni. È altrettanto vero, però, che questa convenzione, sufficientemente anche se non definitivamente radicata nella società, non corrisponde alla forma di governo che deriva dal patto costituzionale del 1948. La deriva plebiscitaria del nostro sistema, accelerata dal dualismo Berlusconi-Veltroni, tutto improntato alla semplificazione del quadro politico e non al recupero della partecipazione democratica, ha rinforzato il Cavaliere che, già tronfio del suo potere personale, prova quotidianamente ad agirare gli ostacoli di ordine istituzionale-costituzionale alla realizzazione dei suoi interessi. A Bersani va l’augurio di invertire una tendenza che le primarie del Pd non fanno altro che confermare.

Pd / 2
Già ai tempi della Fed, Francesco Rutelli, sosteneva che l’elettorato mediano non avrebbe mai votato per un’alleanza di riformisti (nel frattempo diventata partito, ndr) troppo spostata a sinistra. Anche se il Pd ha smarrito il patrimonio del socialismo democratico con la fusione fredda Ds-Dl, specchiandosi in Bersani è tornato a vestire di rosso. Il mondo del lavoro, che aveva voltato le spalle ai democratici nel 2008, sembra essere il target della nuova segreteria. Mentre Rutelli guarda alle medie imprese che, specie al nord, hanno come principale interlocutore la Lega, temendo (a ragione secondo me) che lo stesso fenomeno possa riprodursi a sud con un partito ad hoc che si collochi nell’alveo del centrodestra. Saluto la svolta centrista di Rutelli, da sempre a disagio nel Pd, ma non m’illudo che possa bastare a chiarificare quel «partito mai nato» che l’ex Sindaco di Roma si appresta a lasciare.

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[Arancia Rossa] Amantea

Ottobre 27, 2009

di Nicola Scirchio

Materiale radioattivo proveniente da mezza Europa smaltito negli abissi silenziosi del Mediterraneo dalla mano assassina della ‘ndrangheta e il nulla osta di chissà quanti politici italiani. Chi sono i nemici della manifestazione del 24 ottobre? Quanti nemici ha la società civile calabrese scesa in piazza ad Amantea? Vogliamo i nomi dei responsabili e vogliamo rivolgere una semplice domanda ai boss che hanno escogitato il piano suicida: cui prodest?

Legambiente, sulla base dei dati della Direzione Investigativa Antimafia, ha stilato un elenco di affondamenti sospetti avvenuti nel Mar Mediterraneo tra il 1979 ed il 2001. Sarebbero ben 88 le navi in questione: dalla “ASO” affondata a largo di Locri (RC) il 17 maggio 1979 carica di solfato ammonico, alla “City of Hidrya” colata a picco il 26 settembre 2000, passando per un altro celebre caso, quello della “Cunsky”, inabissatasi nel 1991 davanti la costa di Cetraro (CS) e recentemente individuata grazie alle indicazioni del pentito Francesco Fonti.

Lungo la costa del tirreno cosentino l’incidenza dei tumori è elevatissima: Scorie nel mare, nelle montagne di Serra d’Aiello, nel fiume Oliva, nel cemento delle scuole di Crotone. La ferocia dei boss calabresi spaventa, ma non tanto quanto la loro stupidità; per un pugno di lire hanno avvelenato il mare in cui i loro figli fanno il bagno, hanno reso radioattiva la terra in cui loro stessi vivono. Contro l’idiozia di questa gente, contro l’irresponsabilità dei politici e contro chi smaltisce illegalmente i rifiuti pericolosi è scesa in piazza la gente comune calabrese.

Associazioni ambientaliste, pescatori, sindaci, studenti, genitori hanno voluto finalmente alzare la voce e chiedere trasparenza e giustizia. Il tempo incerto non ha fermato i circa 20 mila manifestanti radunatisi sul lungo mare intitolato per l’occasione al comandante di fregata della capitaneria di porto di Reggio Calabria Natale De Grazia, morto misteriosamente nel 1995 mentre indagava sullo strano spiaggiamento della Jolly Rosso avvenuto a Formiciche, nei pressi di Amantea.

Il corteo ha attraversato i caratteristici corsi del centro marinaro scandendo slogan come «Affondiamo la ‘ndrangheta», «La Calabria non è una discarica», «Riprendiamoci la vita, vogliamo la Calabria pulita», «Via i veleni», «Fuori la verità». La protesta della gente comune non si fermerà sulle coste cosentine, è già in programmazione, infatti, una nuova e più imponete manifestazione che presumibilmente porterà a Roma migliaia e migliaia di cittadini. Il nostro dovere, se amiamo la nostra Regione, è quello di partecipare.

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Mike, primo stop. Sprovieri in fuga

Ottobre 20, 2009

Con una rete di Pazzini in Lazio vs Sampdoria, Andrea cassa (a mie spese) lo zero delle partite vinte in questo campionato. Lo imita la Fortitudo che infligge la prima sconfitta della stagione al Real Brutru (2-1). Una domenica di primati, insomma. Quello di Luca Sprovieri (2-0 al Cosenza di Marco Giorno), in vetta alla classifica, è sempre più solido. Lo scontro diretto tra il Team Ducale e il Real di Mike Cardinale, previsto per domenica prossima, ha il sapore di una finale. Il match potrebbe dilatare in maniera forse irrimediabile il vantaggio di Luca sul primo degli inseguitori – sugli altri è già sidereo, ndr – ovvero riportare Brutru nella scia della capolista. Largo il successo di Michele Savino (I.B.N.) su Matteo Comi (Longobarda): 3-0. Di Maggio, Pato e Balotelli le marcature. La formazione campana si porta in terza posizione a tre lunghezze dal Real e con una di vantaggio sul tandem Fortitudo/F.D.L. Con la prossima settimana, la C-League 2.0 entra nel vivo mettendo in palio nove punti in otto giorni. Di più di quelli che sei squadre su otto sono riuscite a mettere insieme fin qui.

Classifica: Team Ducale 16, Real Brutru 11, I.B.N. ‘89 Caserta 8, F.D.L., Fortitudo Marcantonio 7, El Goleador, Longobarda 5, Cosenza Calcio 1914 4 .

N. B. Inaugurata la sezione “Bar Sport”. Per le parole in libertà.

>> http://fermoposta.wordpress.com/c-league/bar-sport/

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Vieille cuvée, sull’aggravante omofobica

Ottobre 17, 2009

La legge 25 giugno 1993, n. 205, all’art 3, dice: «Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà». Etnia, nazionalità, razza o religione. E il sesso? La proposta di legge contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere avrebbe introdotto, non fosse stata bocciata dal Parlamento che ha votato la pregiudiziale di costituzionalità, la cosiddetta «aggravante omofobica». L’Italia ha perso un’occasione.

@Eva. Adesso sono convinto. La prossima assaggiamo la triplo malto.

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