In questo paese “senza memoria e verità”, come lo definì Leonardo Sciascia, confondiamo l’antipolitica con la partecipazione democratica. Con una proposta di legge d’iniziativa popolare, quella ispirata da Beppe Grillo, si tenta di comporre la frattura estremamente pericolosa tra la società civile e la cosiddetta “casta”, alimentata dal malgoverno e dalla chiusura oligarchica del ceto politico. Altro che antipolitica! Una cosa mi preme dire a proposito del V-Day. Non bisognava – e non bisogna, dal momento che le adesioni sono ancora possibili – essere completamente d’accordo con i tre punti per sottoscriverli. Ad esempio sul limite delle due legislature e l’ineleggibilità sistematica dei condannati ho qualche riserva. Cerco di spiegarmi partendo proprio da quest’ultimo punto. L’interdizione temporanea o perpetua dai pubblici uffici, quindi l’ineleggibilità, consegue già alla condanna penale con sentenza passata in giudicato. Questo dalla lettera della Costituzione: articolo 48, quarto comma. C’è bisogno probabilmente di una disciplina di dettaglio nuova e più organica, ma tant’è. Il dramma vero è l’immunità successiva alla condanna, che limita di fatto l’efficacia delle pronunce giurisdizionali riguardanti i parlamentari (v. caso Previti), che li rende diversi dagli altri cittadini. Non dovrebbe esserci neanche bisogno di specificare nelle sentenze che oltre alla pena detentiva opera l’interdizione; figuriamoci, una volta concessa l’autorizzazione a procedere nei confronti di un deputato o senatore, se si avverte la necessità della ratifica da parte del parlamento di una sentenza irrevocabile della magistratura. Rispetto al limite delle due legislature. Detta così non mi pare condivisibile. Mettiamo che con lo scioglimento anticipato delle camere la legislatura duri meno di cinque anni. Non mi sembra giusto impedire ad un parlamentare uscente di ricandidarsi avendo ben operato, specie se eletto direttamente dal popolo come vuole Grillo. Innalziamo il limite a tre legislature in caso di scioglimento anticipato ovvero a dieci anni di mandato consecutivi. Insomma, pur con tutti i distinguo del caso, ho sottoscritto la petizione perchè i problemi posti sono veri, stringenti, prioritari. E’ ora che se ne discuta nella massima sede istituzionale per una democrazia: il parlamento.


