Recensire Non è un paese per vecchi è un lavoraccio. Considero fondamentale la lettura,
magari preventiva, dell’omonimo romanzo di Cormac McCarthy per metterne a fuoco meglio la trasposizione cinematografica. Anche per questo scinderò il mio giudizio sul “miglior film dell’anno” in due: uno occhio alla sceneggiatura non originale, uno sguardo al cinema “diverso” dei Coen, alla loro cifra stilistica. Bene. Intanto mi sono affaticato cercando di capire, di intuire fin dalle prime battute dove gli autori volessero andare a parare. Fatica sprecata perché in questo film c’è poco o nulla da capire. I Coen si divertono a mandare gli spettatori raminghi, alla ricerca di un senso, che si trova proprio sotto al naso, o peggio di una morale. Il cinema dei fratelli di Minneapolis è statico come una foto, come un panorama desertico; morale ma mai moralistico. Gli accostamenti a Tarantino sono legittimi con riferimento ai passaggi più violenti, all’abuso di sangue, ma personalmente non colgo in quest’opera quella sofisticazione che invece cola in Pulp Fiction. Ambientato al confine tra Texas e Messico, Non è un paese per vecchi mi suggerisce, piuttosto, delle affinità con Leone. Il rifiuto dei temi tradizionali del genere, su tutti il dualismo buono-cattivo, ne fa una sorta di western revisionista. La frontiera è un luogo dove non si fa in tempo ad invecchiare, dov’è più sensibile il cambiamento. Il progresso agisce rapidamente e senza alcuna pietà come Anton Chigurh (Javier Bardem), il boia che a guardarlo suscita pure una certa ilarità ma, lo garantisco, questa non fa altro che aumentare lo sconcerto al termine delle sue azioni sanguinose. Il volto, l’acconciatura, l’andatura flemmatica, per non parlare della pistola a bolzone e dei fucili ad aria compressa: Chigurh è la nuova icona violenta del cinema hollywoodiano. Sospendo il giudizio sul soggetto di McCarthy, a tutto il resto do 7,5.




Marzo 7, 2008 alle 10:54 am |
Il tuo post è sulla homepage di http://www.diregiovani.it. Saluti, la redazione
Marzo 7, 2008 alle 10:59 am |
Grazie.
Marzo 7, 2008 alle 11:00 am |
Devo dire che è molto difficile ultimamente trovare un film che ti lascia completamente confuso e allo stesso stesso tempo colpito ed incuriosito. Che il film dei fratelli Cohen fosse violento lo si era intuito dalle recensioni pubblicate sulle varie riviste del settore, ma lo è talmente tanto che affascina, e in questo concordo sulla comparazione con Tarantino. La cosa davvero sensazionale è la personalizzazione del killer Chigurh che in definitiva dimostra di avere una sua coerenza e dei “saldi principi” che lo portano ad uccidere come se questa fosse davvero la cosa giusta. Magistrale Bardem che ti fulmina con lo sguardo, davvero meritato l’Oscar. Il film è inquietante, ma bello. Voto 7,5.
Marzo 7, 2008 alle 11:07 am |
Cara Franca, hai visto che dopotutto non eravamo così distanti sul giudizio? Forse la sera stessa mi sarei tenuto più basso. Sempre meglio valutare a mente fredda.
Marzo 10, 2008 alle 2:31 pm |
E’ vero, “Non è un paese per vecchi” ricalca l’ironia alla Tarantino di fronte alla morte, la sceneggiatura violenta, ma i Cohen inseriscono quel poco di umanità che basta a lasciare lo spettatore soddisfatto. E decisamente confuso. Perchè questo film non ha soluzione. E’ senza un happy end.
Il personaggio dello sceriffo, cui tutti si affidano, alla fine, si rivela un “perdente”… un uomo deluso che rinuncia a lottare contro una violenza che, apparentemente, è senza alcuna logica, portando via con sè sogni e speranze. Sopraffatto da un destino che non si può cambiare, si accosta in questo alla filosofia della monetina di Bardem, incarnazione della crudeltà, eppure unico vincitore della storia, pur pettinato in modo ridicolo e con un’arma grottesca quanto letale in mano.
Confermo il 7,5.