Il Berlusconi IV è un esecutivo ad immagine e somiglianza del suo capo. La primazia del Cavaliere sugli alleati è netta, il premier ha persino riscattato l’ipoteca nordista sull’avvenire del suo governo. Anche questo è un effetto del bipartitismo all’italiana che sovraespone il leader conferendogli un potere che non avrebbe se la sua legittimazione fosse in qualche modo mediata. Il prezzo è stato salato: ben nove ministri, su dodici con portafoglio, provengono dal Veneto e dalla Lombardia tanto da far dire al Corriere della Sera che questo governo “parla lombardo-veneto”. Un gabinetto di fedelissimi, di gente più o meno navigata, più o meno all’altezza del proprio compito, ma pur sempre con margini di discrezionalità ridotti all’osso da un’impostazione tutt’affatto accentratrice che ci consentirà, se Dio vuole, di individuare al termine della legislatura con nettezza le responsabilità in ordine alla definizione dell’inidirizzo politico del Governo. Saranno tutte del presidente del Consiglio. Per questo non mi preoccuperei più di tanto di chi fa cosa in questo governo: che differenza fa, ad esempio, se l’on. Maria Rosaria Carfagna, detta Mara, è alle pari opportunità, all’ambiente o alle politiche giovanili?
Da autorevoli esponenti del nuovo esecutivo provengono rassicuranti dichiarazioni in tema di riforme istituzionali. Quelle si faranno assieme, dunque dovremo distinguere le responsabilità di un eventuale insuccesso dell’importante tavolo che spero si apra al più presto da quelle di governo, dalla, si fa per dire, ordinaria amministrazione.



