Nicola Scirchio – Sono ancora un romantico della politica, ma profondamente deluso da chi pretende di amministrarla. Sto iniziando a generalizzare, a fare di tutta l’erba un fascio, a non fare più differenza tra i partiti politici. Da parte mia piovevano critiche su coloro che, rassegnati, mi dicevano in cosentino “tanto sù tutti i na mala manera”, “sù tutti delinquenti”, “sù tutti d’accordo”. Devo ricredermi e devo ammettere di aver avuto torto per tutto questo tempo. Devo anche chiedere scusa se troppo spesso ho suggerito di mettere la croce sul simbolo del PD, mi vergogno di aver fatto un pò di campagna elettorale per il nuovo partito del centro sinistra italiano. Il pizzino che l’onorevole(?) Nicola Latorre (PD) ha passato al “nemico” Bocchino (PDL) per suggerirgli le risposte da dare a Donadi (IDV) è l’esempio lampante del triste inciucio che c’è fra maggioranza e opposizione. Latorre non si è dimesso, il PD non l’ha sbattuto fuori a calci e sputi, il PDL ringrazia in silenzio e l’Italia sprofonda sempre di più in un baratro di tristezza senza fondo. Se c’è un futuro ritengo che sia necessario trovarlo in liste civiche autonome che dal piccolo delle città riescano a smantellare il sitema partitico attuale per crearne uno completamente nuovo nel giro di qualche anno.
Antonio De Rose – Dici bene, caro Nicola. C’è bisogno di una nuova stagione di civismo, di una visione dello Stato e della società alternativa a quella dei partiti oggi rilevanti ai fini della formazione dei governi locali e nazionale, di un vero e proprio cambiamento di regime. L’attuale ceto politico, che dovrebbe esprimere gli interessi della collettività nelle diverse sedi istituzionali, è in realtà autoreferenziale. Dobbiamo riappropriarci degli spazi di partecipazione democratica che spettano al cittadino in quanto tale e non in quanto guelfo o ghibellino. Continuiamo ad essere di destra o di sinistra. Ma teniamo ben presente che queste categorie, in una democrazia avanzata, hanno poco senso se manca l’unità intorno a valori condivisi. La Costituzione del 1948 sintetizza bene questi valori; va adeguata, però, all’evoluzione dei rapporti economici e politici e con riferimento all’organizzazione complessiva della Repubblica. Quel “patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano” di cui ha mirabilmente scritto Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente, va rinnovato recuperando lo spirito della nostra legge fondamentale pur se in forme nuove. Alla nostra generazione tocca questo ingrato compito. Lascia un commento »


