E’ abbastanza chiaro che in un paese il cui elettorato è tradizionalmente più incline a votare per partiti di centrodestra, il maggiore astensionismo penalizzi proprio questi ultimi. Il Pdl non raggiunge la fatidica quota del 40 per cento, anzi, rispetto alle politiche dello scorso anno, perde un paio di punti a beneficio della Lega. Il Carroccio ha il 19% al Nord, il 28,4 in Veneto. Ostrega! Il Pd perde ancora terreno dal Pdl (-9%). Il 26 è un risultato che potrebbe salvare il segretario Franceschini. La sua è stata una sconfitta, non una disfatta. Il Partito democratico tiene meglio di altre formazioni di centrosinistra in giro per l’Europa, dove si è votato anche meno che in Italia: vuol dire che i nostri partiti, complice il voto amministrativo, hanno avuto una maggiore capacità di mobilitare gli elettori. Di Pietro è il vincitore morale di questa tornata elettorale. Passando dal 4 all’8 per cento fa segnare il progresso maggiore rispetto alle politiche del 2008. Aspetto di conoscere i dati sulle preferenze, in particolare quelli relativi al Sud dove Idv è al 10 per cento grazie anche alle candidature di De Magistris e Alfano.


