La domanda di Francesca è una, anche se articolata. A me pare che stiamo divagando.
Semplifico. La questione è se l’erede di Giacomo Mancini, di uno dei massimi esponenti del socialismo italiano, dunque della sinistra politica, del Ventesimo Secolo possa credibilmente candidarsi in un’elezione “politica” come quella per il rinnovo del parlamento europeo nelle liste del Popolo della Libertà.
Premetto. Il Pdl esprime una cultura pseudo-liberale in campo economico, conservatrice in ambito sociale, non incoraggia la partecipazione democratica ma esalta le doti di leadership di Berlusconi (partito «populista-carismatico»). Niente a che vedere, insomma, con il socialismo democratico.
Sostiene Giacomo che «l’ideologia socialista in questo periodo storico è rappresentata sia nel centrosinistra che nel centrodestra». Ma proprio in questo periodo non c’è alcuna forza politica, di quelle che hanno avuto accesso alla rappresentanza parlamentare, che faccia riferimento al patrimonio ideale della socialdemocrazia. Meno che mai il Popolo della Libertà, che nasce su presupposti completamente diversi, tanto è vero che i parlamentari europei eletti nel Pdl siederanno tra i banchi del PPE-EPP (Partito popolare europeo). La speranza che le cose cambino è l’ultima a morire, ma tant’è.
Vengo alla questione posta, in maniera evidentemente retorica, da Francesca all’on. Mancini. Se la dialettica tra le diverse parti politiche fosse basata effettivamente sulle idee, sulla cultura, cui dovrebbero naturalmente seguire dei fatti (la c.d. «politica del fare»), Giacomo avrebbe provato pudore nell’aderire al Pdl. Ma non lo è. Il trasformismo è la vera cifra culturale della politica italiana, non da oggi. Lo è dallo stato liberale ottocentesco. Dunque nessuno scandalo.
Anche noi, mi riferisco all’associazione, troviamo che il governo in carica sia più concludente, fattivo, della sua opposizione. Ma non per questo ci piace quello che fa, anzi. La coerenza sta nel perseguire obiettivi e produrre risultati corrispondenti alle proprie idee (socialiste, liberali, democratiche, etc.). Rispetto la scelta di Mancini, ma devo onorare anche la verità: un socialista che milita nel Pdl non è più tale.
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