Nicola ha scritto un pezzo sulla crisi della sinistra prendendo spunto da un congresso locale di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo. E’ cominciato tra di noi uno scambio di battute tra il serio e il faceto.
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Antonio – Caro Nicola, in un mondo “globalizzato e di libero mercato” la sinistra non deve tanto schierarsi a difesa dei consumatori, per quello ci sono l’Adusbef o l’Adicosnum. La sinistra deve avere una sua idea di stato e società, possibilmente alternativa a quella della destra. Come te ho avuto la sensazione che Sinistra Democratica questa idea non ce l’abbia a dispetto del riferimento esplicito al Socialismo Europeo. E’ vero, la società delle fabbriche non esiste più. Ma si torna a morire come mosche nei cantieri e alla terziarizzazione della nostra economia corrisponde una terribile flessione delle tutele sul lavoro che una volta era stabile e ben retribuito mentre oggi fa degli impiegati, dei ricercatori universitari (puoi chiedere a Francesca Romana se i loro assegni sono adeguati alle mansioni che svolgono, se è contenta) e dei lavoratori parasubordinati” le maestranze del terzo millennio. Ieri si chiamavano operai e agricoltori, si contrapponevano ai padroni delle fabbriche e dei fondi. Oggi si chiamano collaboratori coordinati, lavoratori a progetto, intermittenti, a chiamata, sono considerati alla pari, nell’economia del rapporto di lavoro, dei loro committenti con la conseguenza di un abbassamento del costo del lavoro e delle garanzie sociali. Per questo io penso che la parola d’ordine della sinistra non debba essere tanto “liberismo”, che persegue comunque la logica del profitto e non quella della più equa ripartizione della ricchezza, ma ancora una volta socialismo (o riformismo, revisionismo, liberalsocialismo, socialdemocrazia, laburismo, fai tu). Evidentemente la pensiamo in modo diverso. Mi scopro addirittura più a sinistra di te, ma non fa nulla. Per me puoi pubblicare il tuo contributo.
Nicola – Caro Antonio, se è vero che in difesa dei consumatori ci sono l’Adusbef e Adiconsum è anche vero che in difesa dei diritti di tutti i tipi di lavoratori ci sono decine e decine di sindacati. Non ho detto che la sinistra si deve mettere a controllare i prezzi, ho scritto che deve favorire la concorrenza attraverso riforme liberiste. Non è un discorso di destra, anzi. Questo libro è interessantissimo: “Il liberismo è di sinistra” di Alesina e Giavazzi. Forse anche tu lo hai letto. Dopodiché non ho neanche scritto che bisogna fottersene dei precari. Comunque non credo che il liberismo persegua la logica del profitto come fa ad esempio il capitalismo sfrenato e squilibrato. Il liberismo favorisce la concorrenza e quindi la meritocrazia, scoraggia i monopoli e stimola nuove idee (sempre se non vengono bloccate dalla mafia). tutto a vantaggio dei cittadini. Saluti.
Antonio – Caro Friederich von Hayek, non ho detto che tu hai detto che la sinistra si deve mettere a controllare i prezzi, nè che bisogna fottersene dei precari. Mi spiace contraddirti ma il liberismo è ancora più “sfrenato” del capitalismo che al potere pubblico, allo Stato, domanda protezione mentre il primo chiede l’abolizione di qualsiasi dazio, barriera, limitazione del libero mercato. Il tuo pensiero è esposto con grande chiarezza. Lo rispetto ma non lo condivido. Non è che dobbiamo essere sempre d’accordo. Registro che su questo tema ti attesti su posizioni moderate. Ti voglio bene lo stesso. Saluti, John Maynard Keynes
Nicola – Caro Hengels, è più di sinistra un capitalismo che chiede
protezione allo Stato o un liberismo che chiede l’abolizione delle barriere e dei dazi a favore della libera concorrenza affinché i cittadini siano più liberi di scegliere? Più che moderato mi riterrei pragmatico. Ma le porche in tutto ciò che fine hanno fatto? Saluti, Luca Toni
Antonio – Caro Adam Smith, non sono per il capitalismo che chiede protezione, sono per l’intervento pubblico a fini redistributivi, per recuperare il maggior numero di soggetti al libero gioco dell’economia. Le regole di questo gioco sono state falsate dalla globalizzazione (liberista), per questo c’è bisogno di più Stato. Nico’, se preferisci dico che sei pragmatico. Ma sei proprio moderato, un economista neoclassico. Io, invece, sono a favore di un’economia “sociale di mercato”. Le porche? Sono marxiste. Per rispondere alla tua mail stanno ripassando Il Capitale. Saluti.
Francesca Romana – Carissimi Gianni e Pinotto, io non ripeto il Capitale, semplicemente perchè per “ripetere” una cosa, bisognerebbe prima saperla! Non sono marxista, non ho la cultura politica che avete voi, quindi da povera ignorante dico solo che il capitalismo è ormai sulla via del tramonto, e le ripercussioni dei danni che lascia mi pare siano tangibili e sotto gli occhi di tutti. Saluti e baci, Bocconotti Cinzia
Antonio – Cara Bocconotti Cinzia, si fa per scherzare. So che non sei marxista come so che Nicola non è un economista neoclassico. Però forse sei più d’accordo con me che con Nic sul punto. Noi giochiamo a fare gli sicenziati della politica, ma tu sei sensibile a certi temi come ogni persona di sinistra e di buona cultura, indipendentemente dagli strumenti del sapere che ti sono più congeniali, quelli della scienza e della tecnina. Dal congresso di SD abbiamo tratto, anche se il livello del dibattito non era così elevato, elementi di riflessione che Nicola ha messo nero su bianco. La tua mail dobbiamo prenderla come un “Sì, pubblica”?. Ciao, Cinzia. Tuo Bombolo