Luglio 16, 2009
Due giorni fa ho osservato lo sciopero dei blogger contro il DDL Alfano e per il diritto alla Rete. Il 14 luglio ricorre l’anniversario della presa della Bastiglia e l’inizio della rivoluzione francese (1789), ma non solo. E proprio di questo avrei voluto scrivere. L’anno è il 1948, il luogo Roma. All’uscita di Montecitorio uno studente di giurisprudenza di Bagnoli Irpino (AV), Antonio Pallante, esplode contro il segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti, quattro colpi di una pistola a tamburo calibro 38. Tre vanno a segno. Togliatti è grave. Poche ore dopo il ferimento del Migliore si registrano manifestazioni di protesta in tutto il Paese. A Torino viene addirittura sequestrato nel suo ufficio Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat. Violenti scontri tra manifestanti e forze di polizia si verificano a Roma, Napoli, Livorno e Genova. L’Italia è sull’orlo della guerra civile. Intendiamoci, un’insurrezione armata di marca comunista su territorio italiano ha poche possibilità di riuscire. Yalta, la presenza militare USA in zone nevralgiche del paese, rendono questo disegno velleitario. Ma il rischio, nei giorni che seguono l’attentato a Togliatti, è concreto. A stemperare gli animi dei dirigenti e della base comunista che già accarezzano l’ipotesi rivoluzionaria sono due uomini: il professor Pietro Valdoni, fondatore della moderna chirurgia italiana, che salva la vita all’on. Togliatti e – mi piace pensarlo anche se non mi ha mai persuaso del tutto questa lettura della storia patria – Gino Bartali. Il quale, impegnato sulle strade del Tour de France come capitano della nostra squadra nazionale, sul punto di ritirarsi, è raggiunto telefonicamente dall’allora presidente del Consiglio, il democristiano Alcide De Gasperi. Pur con un ritardo di venti minuti dal capoclassifica Luison Bobet, Bartali parte all’attacco nel tappone alpino che da Cannes conduce a Briançon, con il Colle d’Allos, il Colle di Vars e il Colle dell’Izoard da scalare. Il giorno dopo ancora una fuga memorabile nella tappa Briançon-Aix-les-Bains, di 263 km. L’Intramontabile è atteso dal colle di Lautaret, dal Galibier e dalla Croix de fer. Ginettaccio veste al termine di quella tappa la “maillot jaune” e difende il simbolo del primato fino a Parigi. Il successo di Bartali contribuisce ad affermare una coscienza nazionale in un Paese ancora in ginocchio dopo la guerra, politicamente e socialmente lacerato, le cui divisioni sono ben rappresentate e soprattutto compensate dal ciclismo. Il 14 luglio è anche questo.
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Pubblicato da Antonio De Rose
Giugno 22, 2009
La Figc ha perso due anni dietro ad un commissario tecnico, Donadoni, che ci ha qualificato bene ad Euro 2008 salvo presentare nella fase finale del torneo una squadra contraddittoria dal punto di vista tecnico e tattico rispetto a ciò che di molto interessante s’era visto nel bienno precedente. La federazione, dopo essersi lasciata sfuggire Fabio Capello, che in un anno e mezzo ha rivitalizzato gli spenti Leoni d’Inghilterra, ha ceduto alla tentazione di riportare Marcello Lippi al timone della Nazionale. Il tecnico viareggino è un vincente, preparato e carismatico, ma sta impiegando troppo tempo per dare una fisionomia a questo gruppo, ridimensionato e disorientato dopo gli Europei di Austria e Svizzera. Che sarebbe stato difficile ripetersi in un momento come questo, di grande affanno per un movimento, il nostro, che non rappresenta più l’avanguardia del calcio mondiale, c’era da immaginarselo. Che non saremmo stati neanche più competitivi proprio no.
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Pubblicato da Antonio De Rose
Febbraio 11, 2009
Ieri ho assistito a due lezioni molto severe. La prima è quella del professor Stefano Rodotà al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, negli studi di Ballarò. Il giurista e politico cosentino ha spiegato da par suo che il Governo non avrebbe potuto adottare un provvedimento provvisorio avente forza di legge per invalidare una sentenza definitiva passata in giudicato. Nel caso Englaro l’Esecutivo ha provato a forzare la Costituzione, ma l’ordinamento ha retto bene grazie al rifiuto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non ha firmato il decreto legge. La seconda è quella inferta dalla nazionale di calcio brasiliana ai campioni del Mondo in carica dell’Italia. Battuti per 2-0, mai in partita. Robinho ha prima servito ad Elano l’assist per il vantaggio, poi ha chiuso l’incontro facendo ammattire i difensori azzurri in aria di rigore: serie di finte su Zambrotta e sinistro rasoterra sul palo più lontano. Fine della lezione.
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 16, 2008
“L’americano”, come lo chiamava Pantani, si sta allenando in vista della prossima stagione agonistica. Il suo è un ritorno senza precedenti nella storia del ciclismo. Dopo un mondiale e sette vittorie al Tour, il 37enne Lance Armstrong, assente da tre anni dal circuito professionistico, parteciperà prima al Giro d’Italia, poi alla Grande Boucle. Lo farà con il team Astana, lo stesso dello spagnolo Contador. I successi dell’atleta di Austin, Texas, sono stati accompagnati da sospetti circa l’uso di sostanze dopanti. Mai verificati. Personalmente non sono scettico sul fatto che un sopravvissuto al cancro ottenga risultati anche molto importanti nello sport. Ma Armstrong ha fatto di più, molto di più. Detiene il record di vittorie in classifica generale al Tour de France, sette consecutive dal 1999 al 2005. Il texano è il simbolo del ciclismo moderno che con il doping è stato, e continua ad essere ahimè, un tutt’uno: possibile che non abbia mai avuto a che fare con l’eritropoietina (Epo)? Fino a prova contraria non solo è possibile, è vero. E il suo ritorno alle corse va salutato come quello di un campione assoluto.
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Pubblicato da Antonio De Rose