La manifestazione di piazza San Giovanni, indetta da un manipolo di blogger che è riuscito nell’impresa, mediaticamente assai rilevante, di attenzionare l’evento per diversi giorni, non lascia segni tangibili del suo passaggio nel tessuto civile del paese. Manco un graffio. Non uno solo di quelli che pensavano bene di Berlusconi avrà cambiato idea. A maggior ragione chi se lo faceva piacere, sarà sempre più convinto che non esistono alternative credibili. E in parte, mi costa ammetterlo, avrebbe ragione. È mancato, infatti, un elemento fondamentale ai fini dell’organizzazione del consenso, altrimenti estemporaneo. Il progetto. L’idea c’è: mandare a casa Berlusconi. Ma non basta. Anzi, una manifestazione di piazza che ha come obiettivo la defenstrazione del presidente del Consiglio non è benefica di per sè stessa. La cacciata del Cavaliere significherebbe, dopo quindici anni di berlusconismo, lo sconvolgimento dei piani della politics: attori e processi della politica nazionale muterebbero giocoforza. Il che è auspicabile dal mio personalissimo punto di vista (e so di essere in ottima compagnia). Ciò nondimeno, ritengo indispensabile che un tale cambiamento di regime sia adeguatamente preparato per evitare che il vuoto di potere lasciato dal Cav. venga occupato dall’antipolitica. Non fosse altro perchè fu proprio l’antipolitica il brodo di coltura del berlusconismo.
Spatuzza e dintorni
Dicembre 7, 2009Il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, deponendo al processo Dell’Utri, ha soffiato il mestiere ai sociologi dal momento che ha aggiornato la definizione di Cosa Nostra, diventata organizzazione “terroristico-mafiosa”. Mi chiedo: doveva dircelo Spatuzza che Capaci, Via D’Amelio, Georgofili e via Palestro furono atti di terrorismo? Eppure, si fa un gran parlare proprio di questo aspetto della dichiarazione resa dal pentito ai magistrati. Acqua calda.
Facciamo attenzione, poi, a distinguere l’ipotesi di reato contestata a Dell’Utri (concorso esterno in associazione mafiosa, ndr) da quella che definire giornalistica è un eufemismo, piuttosto dovremmo dire fantascientifica, di Berlusconi mandante delle stragi del ‘92.
E’ una tale assurdità che, se la prendessimo per buona, dovremmo riverdere tutta la letteratura in materia di mafie, accreditata più d’una certa vulgata antiberlusconiana che vuole il Cavaliere degno successore di Andreotti, anche detto Belzebù. Il fenomeno mafioso, la sua stessa “deontologia”, negano di per sé che un referente politico o economico dell’organizzazione, magari Berlusconi per l’interposta persona di Dell’Utri, possa essere il mandante di un singolo omicidio ovvero di una strage mafiosa.
Lo ha dichiarato Emanuele Macaluso a Sonia Oranges, del Riformista: «Quando il sistema politico fa qualche compromesso con la mafia e pensa di usarla per ragioni elettorali, economiche o di qualsiasi altra natura, in realtà è usato dalla mafia. Il resto è ricatto». Ed io meglio non so dire.
La giustizia non è un atto di fede nei confronti dei magistrati o, peggio ancora, dei pentiti. Quella giuridica è una scienza. Dunque il giudizio sulla legalità e legittimità delle azioni di Dell’Utri e di Berlusconi deve trovare riscontro nella realtà fattuale delle cose. Rispettare il lavoro dei magistrati implica la non interferenza sul piano politico e dell’opinione pubblica con il processo penale, indipendentemente dal nome dell’imputato. Di Berlusconi e Dell’Utri penso male, non lo nascondo. Ma un conto è pensar male, un altro è volere che siano mafiosi.
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Sul Mezzogiorno, i vizi del discorso di Draghi
Novembre 28, 2009«Alla radice dei problemi del Sud stanno la carenza di fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni, la scarsa attenzione prestata al rispetto delle norme, l’insufficiente controllo esercitato dagli elettori nei confronti degli amministratori eletti, il debole spirito di cooperazione: è carente quello che viene definito ‘capitale sociale’». Lo dice il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nell’intervento d’apertura al convegno su Mezzogiorno e politica economica italiana, che si è tenuta giovedì a Palazzo Koch.
Con il dovuto rispetto per cotanta istituzione, Draghi commette un’imprudenza quando ricorre ad una categoria ancora molto discussa nell’ambito della ricerca economica e sociale per giustificare il persistente dualismo nord-sud. Perchè si può eccepire che il Mezzogiorno è estremamente ricco di capitale sociale; pure se questo si basa su relazioni informali di autorità, fiducia e norma (Coleman, 2005), le stesse cui fa riferimento il Governatore nel suo intervento, che rispondono ad una logica uguale e contraria a quella delle organizzazioni sociali cosiddette ‘intenzionali’, come lo Stato, i partiti, le associazioni (1).
Mi spiego. La fiducia tra i cittadini meridionali c’è, ma non esprime ragioni di interesse pubblico, piuttosto serve motivazioni di prevaricazione sociale. Il rendimento delle istituzioni nel mezzogiorno è influenzato negativamente dall’etica comunitaria e premoderna del Sud. Lo scarso controllo degli elettori nei confronti degli amministratori eletti significa che altri sono gli attori, individuali e collettivi, che decidono, prima e al di fuori del circuito istituzionale, nell’ambito di reti di relazioni capaci, ad esempio, di mobilitare risorse pubbliche per destinarle ad un uso diverso da quello per cui sono originariamente stanziate. Penso all’abuso dei fondi nazionali ed europei destinati allo sviluppo del Mezzogiorno.
Gli stessi amministratori locali devono la loro elezione al capitale sociale costitutivo della politica e dell’economia nel meridione. Parliamo di ’social network’ egocentrici basati su norme non meno vincolanti delle leggi che regolano la convivenza civile nelle società complesse del mondo moderno e postmoderno, che resistono alla civilizzazione delle istituzioni politiche, economiche e sociali. Il Sud d’Italia deve ancora interiorizzare i principi fondamentali del costituzionalismo liberale e democratico e i valori positivi della vita associata, perchè possiamo guardare al futuro con la fiducia di uno sviluppo economico autosostenuto. In altre parole, i cittadini del Mezzogiorno dovrebbero sentirsi finalmente italiani.
Invece, il senso comune nelle regioni meridionali continua ad essere quello descritto da Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo (2). La sicilianità (o spirito gattopardesco) consiste nella capacità di adattarsi ai cambiamenti senza modificare la propria essenza. Nel dialogo tra Don Fabrizio e Chevalley, il Principe di Salina spiega al rappresentante del governo piemontese, come sia difficile, se non impossibile, ‘incanalare la Sicilia nella storia universale’. Quel discorso è ancora attuale e rappresenta bene non solo la realtà siciliana, ma quella di tutto il Mezzogiorno.
Così come ha subìto l’unificazione nazionale, il Sud s’adegua ai mutamenti successivi, per ultima la federalizzazione dello Stato che fin’ora è soltanto una scatola vuota, come piace ai Tancredi degli anni Duemila. Un altro passaggio di Draghi, rilevante ai fini della comprensione del nesso tra le mafie e il persistere della questione meridionale, è viziato da uno schema superato: «Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile». Anche in questo caso, c’è da eccepire che non solo sul Mezzogiorno grava la cappa del crimine organizzato. La mafia si e’ infiltrata negli appalti per la ricostruzione dell’Abruzzo e in quelli dell’Esposizione Universale di Milano 2015.
Leonardo Sciascia scriveva (1961) che la palma va a Nord volendo significare che la pervasività del fenomeno mafioso già dirigeva verso il cuore pulsante dell’economia italiana (3). Una cultura dell’opposizione al potere mafioso manca nella stessa classe dirigente politica ed economica centro-settentrionale la quale, evidentemente, non è avvertita del pericolo che corre.
1) Coleman, James S., Fondamenti di teoria sociale, Il Mulino, Bologna, 2005;
2) Tomasi di Lampedusa, Giuseppe, Il Gattopardo, Feltrinelli, Milano, 1978;
3) Sciascia, Leonardo, (1961), Il giorno della civetta, Adelphi, Milano, 1993.
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Il Pd non è niente, su Berlinguer e il socialismo ha ragione Bordin
Novembre 17, 2009Da un mio commento allo stato di Tommaso Ino Ciuffoletti su facebook.
T. C. Stampa e Regime. Stamani Massimo Bordin ha aggiunto una postilla ad un articolo di Piero Sansonetti su Gli Altri Sinistra Quotidiana che da sola vale il rinnovo della convenzione, vista la precisione storica della puntualizzazione su socialismo e Berlinguer. Una cosa chiedo a Bordin: si possono fare sottoscrizioni a favore di RR?
G. S. Sì è vero, ma a chi dovrebbe ascoltare entra da un orecchio ed esce dall’altro. al pd sono convintissimi di essere (e in cuor loro di essere SEMPRE stati) socialdemocratici, liberali, socialisti, libertari e sarà dura fargli capire che invece erano e sono marxisti.
Antonio De Rose Ha ragione Bordin, più che giusta la precisazione su socialismo e Berlinguer.
@ G.S. Al Pd non sono socialdemocratici, nè liberali, socialisti, libertari o marxisti. Niente di tutto questo.
Nel 2009 il liberalismo dovrebbe essere il terreno comune del confronto democratico. Purtroppo non possiamo darlo ancora per scontato. Intanto nessun partito si chiama liberale. Ce n’è uno democratico, un altro apertis verbis populista. Liberale è troppo impegnativo, darebbe la sensazione di avere un’identità politica (un po’ come socialista): fuori uno.
Non sono socialdemocratici. Il Pc-pds-ds avrebbe dovuto completare la transizione alla socialdemocrazia. Non l’ha fatto. I suoi dirigenti supponevano, forse, che al momento della c.d. “fusione fredda” con la Margherita, le mete storiche del socialismo fossero realizzate. Hanno fatto presto ad andare oltre il socialismo, per dove non si sa: fuori due.
Non sono libertari. Vogliamo scherzare? Si può dire di alcuni esponenti del partito, pochissimi. Una sparuta rappresentanza. Il libertarismo è inviso alle due chiese da cui provengono la gran parte dei democratici, comunista e cattolica. Fuori tre.
Infine marxisti. Se è un complimento non credo che molti democratici lo intendano come tale, né lo meritino.
- Massimo Bordin, Stampa e Regime di martedì 17 novembre 2009 -
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Neanche probabilmente (mafioso)
Novembre 12, 2009Un indagato per mafia, come qualsiasi altro, è innocente fino a prova contraria. La legge prevede il segreto per gli atti compiuti durante le indagini. Ho appena riferito due banalità, ma è meglio non darle per scontate. Se quella stessa persona che, contro la legge, si viene a sapere indagata per concorso esterno in associazione mafiosa ricopre incarichi politico-istituzionali, facciamo ad esempio: sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze, si pone un problema di opportunità che continui a svolgere le proprie funzioni.
Devono essergli garantiti i diritti fondamentali della persona, ma il solo dubbio che possa essere partecipe di un’impresa criminale come Cosa Nostra, Camorra o ‘Ndrangheta, ne pregiudica la compatibilità, anche momentanea, con la funzione pubblica. Se il nostro fosse prosciolto al termine delle indagini preliminari, o prima, verificato che non sussistono i presupposti per l’esercizio dell’azione penale, potrebbe non solo continuare l’attività politica, ma vedersi assegnato un incarico ancora più importante del precedente. Se, viceversa, fosse riniviato a giudizio, dunque processato, avremmo avuto un sottosegretario di Stato probabilmente mafioso pure nel periodo in cui gli veniva contestato da parte di un pubblico ministero di essere colluso con la mafia. Che semplicemente non è ammissibile. Un così alto ufficiale della Repubblica non può essere, neppure probabilmente, mafioso.
Perchè, quando si tratta di mafie, si dice che il politico non soltanto deve essere onesto, ma apparirlo (1). Aveva ragione Indro Montanelli, quando scriveva (1974) che almeno in Italia l’incompatibilità è tra politica e pudore, altro che istituzioni e mafia (2). Il fondatore de il Giornale nuovo denunciava allora la lotta per il potere «garantito dall’impunità», «la svendita di indulgenze sottosegretariali» a persone come l’ex-sindaco di Palermo Salvatore Lima. «Non lo conosciamo. Può anche darsi che sia un galantuomo. Ma su di lui pendono varie richieste di autorizzazione a procedere per diversi reati: peculato, omissione di atti di ufficio eccetera. Il Parlamento ha impiegato dieci anni a concedere per alcune di esse l’autorizzazione, cioè quanto bastava a farla decadere. E ora, per la seconda volta, ha promosso Lima a sottosegretario.»
Ora, la Camera potrà anche negare l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’onorevole Nicola Cosentino, dunque risparmiargli la galera, proprio perchè lo ritiene innocente fino ad “una sentenza irrevocabile di condanna” (nel qual caso non ci sarebbe neppure bisogno dell’autorizzazione del Parlamento per privare un suo membro della libertà personale). Non troverei la difesa dei parlamentari nei confronti di un proprio collega scandalosa di per sè o banalmente corporativa. L’immunità parlamentare è scritta nella Costituzione del 1948, all’art. 68. Il testo originario recitava: «I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura. Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile». La legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3, ha sostituito il testo in maniera corrispondente all’emersione della sistematica corruzione, della concussione e del finanziamento illecito ai partiti, intaccando l’impunità che garantiva un abusato potere politico. Può non piacere, ma è così.
Senza nulla togliere all’esigenza di sventare le interferenze indebite tra politica e magistratura e il conflitto tra poteri dello Stato, purtroppo in atto, mi accontenterei che i partiti di maggioranza, proprio per apparire onesti, chiedessero la rimozione di Cosentino dal suo incarico. Tanto per cominciare. C’è tempo per discutere di una riforma organica e non contingente della giustizia. Berlusconi, purtroppo per tutti, non è un interlocutore autorevole visto il suo conflitto d’interessi. L’incontro del «disgelo» tra il Cavaliere e Fini, con l’elaborazione a tempo record di un disegno di legge sul c.d. «processo breve», non cambia i termini della questione. Non sarà il governo a presentarlo, ma è l’ennesimo tentativo di risolvere per via legislativa questioni che non interessano i cittadini, ma precisamente il presidente del Consiglio.
1) Vedi Paolo Borsellino che incontra, il 26 gennaio del 1989, gli studenti dell’Istituto professionale di Stato per il commercio “Remondini” di Bassano del Grappa.
2) Montanelli, I., Moro e il sultano, Il Giornale Nuovo, Anno I, n. 127, Milano, venerdì 29 settembre 1974, pag. 1.
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Berlino ‘89, una rivoluzione imprevista
Novembre 9, 20099 novembre 1989, la caduta del Muro. Non vorrei fare un’ovvia retrospettiva, ma un breve ragionamento sull’imprevedibilità dell’evento e sulle sue conseguenze.
Nessuno presagì la fine del dualismo Est-Ovest, nel volgere di un così breve periodo, prima che tutto fosse già alla portata dell’opinione pubblica internazionale. Molte illustri personalità, della politica e della società civile, si adoperarono perchè accadesse, ma non pensavano che dal permesso di visita in Germania e Berlino Ovest accordato ai cittadini dell’Est, a far data da quello stesso 9 novembre, sarebbero derivate conseguenze tanto devastanti per l’intero blocco comunista. Neppure lo volevano, temendo o non sapendo cosa si sarebbe verificato dopo il crollo. Dal presidente americano Regan a quello sovietico Gorbaciov, da Giovanni Paolo II al leader di Solidarnocs Lec Valesa, dal presidente francese Mitterand al cancelliere tedesco Helmut Kohl.
Uno degli atti conclusivi del cosiddetto “secolo breve” (1) ci rimanda indietro nel tempo ad un’altra linea spartiacque della storia contemporanea. Non mi riferisco al momento (1961) della decisione, terribile, di costruire un muro attorno ai tre settori occidentali di Berlino, già amministrati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna nell’immediato dopoguerra, per arrestare la fuga in massa dalla DDR (2). Ma al 7 novembre 1917, presa del Palazzo d’Inverno (3). Pure allora lo spontaneismo fu determinate per la riuscita della Rivoluzione d’Ottobre. Un impulso anarchico, un movimento privo di guida politica, pose termine all’impero degli zar ormai fradicio. Lenin seppe organizzare queste forze in maniera corrispondente alla propria idea di stato e società, ma gli era fin troppo chiaro che in Russia mancavano le condizioni socio-economiche per una rivoluzione socialista. L’ostilità della gente nei confronti della guerra mondiale e la fame, furono istanze recepite dai socialisti rivoluzionari che s’insediarono nei soviet egemonizzandoli. Fu una rivoluzione imprevista e imprevedibile, che si tenne “sul velluto” come diciamo proprio dal 1989 riferendoci a simili circostanze (4).
Da allora, dal 1917, il modello marxista-leninista, del partito unico e della rivoluzione permanente, ispirò mutamenti a catena in tutto il Mondo. Ma la Germania, che ospitò la sistemazione scientifica del pensiero socialista e la sua revisione successiva (5), fu tra il 1949 e il 1989 un luogo simbolo della sfida lanciata dal Comunismo Internazionale alle democrazie liberali, forse il più rappresentativo dal momento che la stessa città offriva un saggio dell’arretratezza politica ed economica di una “democrazia popolare” (6) e, insieme, delle virtù liberaldemocratiche.
La caduta del Muro e la fine del socialismo realizzato (7) giunsero dopo gli anni della distensione, del dialogo tra le superpotenze, dopo la presa di coscienza ai massimi livelli dello stato sovietico – penso alla Perestrojka (8) di Michail Gorbaciov, ndr – che la dittatura comunista invece di redistribuire ricchezza produceva nuova povertà; non furono preparate a tavolino, nessuno statista le aveva immaginate così, con la gente che si leva sopra tre metri e mezzo di cemento armato e spruzza i check point di spumante. Gorbaciov voleva riformare il comunismo sovietico in senso democratico, perciò non interferì con il governo della Germania Est per reprimere “i rivoltosi”. Lasciò che gli stati aderenti al Patto di Varsavia (9) si autodeterminassero. Ma il comunismo sovietico era semplicemente irriformabile e di lì a poco tempo, come le tessere di un domino, i regimi est-europei crollarono. L’8 dicembre 1991, i presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia misero la parola fine all’Unione Sovietica (10). Nessuno di loro se l’aspettava il 9 novembre del 1989.
(Note)
- Il Secolo breve è un saggio storico di Eric J. Hobsbawm che racchiude il Ventesimo Secolo entro due date: 28 giugno 1914, assassinio a Sarajevo dell’arciduca d’Asustria Francesco Ferdinando, 28 giugno 1992, François Mitterand invoca sempre a Sarajevo la pace nei Balcani;
- Deutsche Demokratische Republik (in italiano Repubblica Democratica Tedesca);
- Edificio di San Pietroburgo, già residenza degli zar;
- L’espressione “rivoluzione di velluto” si riverisce ai moti non violenti che rovesciarono il regime comunista della Cecoslovacchia nel 1989;
- I primi teorici del socialismo scientifico furono i tedeschi Karl Marx e Friederich Engels. Una profonda revisione del Marxismo si deve sempre ad un tedesco, Eduard Bernstein. Nel 1959, a Bad Godesberg (oggi distretto ubrano di Bonn) si tenne un congresso nel quale il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) definì una nuova piattaforma programmatiche che prevedeva l’abbandono definitivo del marxismo e la piena accettazione dell’economia di mercato;
- Altri termini utilizzati per indicare uno stato socialista, in cui vige la c.d. “dittatura del proletariato”, sono “repubblica popolare”, “repubblica democratica” o anche “stato comunista”;
- “Socialismo reale” (o realizzato) è il termine usato per sottolineare le diversità dell’organizzazione politica e sociale dei regimi est-europei fino all’89 dalle ipotesi di Marx;
- Perestrojka significa ricostruzione. Consisteva in un piano di riforme economiche sul presupposto di una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione (glasnost);
- Sottoscritto il 14 maggio 1949, fu un accordo militare tra gli stati del blocco sovietico in funzione anti-NATO;
- Trattato di Belavezha (Bielorussia).
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Per ragione
Novembre 7, 2009
L’identità cristiana non si risolve in un simbolo affisso in aula. Ma non è questo il punto. Una corte ha sentenziato che il crocifisso discrimina i non credenti. Per emanare questo tipo di sentenza avrebbe dovuto provare come, in che modo, il non cattolico, o meglio non cristiano, è discriminato dal crocifisso. Siccome non l’ha fatto quella pronuncia configura un arbitrio.
Un simbolo non ha la capacità di discriminare. Solo gli esseri umani senzienti possono farlo. In Italia non esiste una sola legge che imponga il crocifisso ai non cristiani o non credenti. Per questo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo “va respinta come «un atto odioso» contro la convivenza“, per questo “appare il prodotto di una concezione estrema del rapporto tra i diritti dei pochi e le sensibilità dei molti“.
Un non credente deve protestare la sua ingiusta discriminazione se davanti alla legge è trattato in modo diverso dal credente sulla base del suo orientamento religioso. Ma in Italia la libertà religiosa è massima. Lo era pure, salvo la dolorosa parentesi fascista, prima che entrasse in vigore la Costituzione Repubblicana. Persino lo Statuto Albertino, pure se dichiarava quella Cattolica religione di Stato, tollerava gli altri culti.
E’ così difficile accettare che il cristianesimo abbia avuto e abbia ancora un peso notevolmente superiore nella formazione della coscienza collettiva, e non come professione di fede che non c’entra proprio nulla, nella conoscenza stessa del diritto naturale, rispetto ad altre religioni e filosofie in Europa? Come si comprende l’Europa senza cristianesimo? La storia, l’arte e la letteratura.
Come può un continente con duemila anni di storia cristiana sul groppone essere un luogo comprensibile, dunque accogliente, per i diversamente credenti o i non credenti di altre regioni del Mondo se d’un tratto lo sterilizziamo? Ci rendiamo conto che il giusto avanzamento della nostra cultura sul terreno della laicità non ci porta tanto lontani dalla lettera del nuovo testamento cristiano ma piuttosto dalla Chiesa che ha difficoltà a corrispondere l’uomo del terzo millennio? Nel 2009 il crocifisso si espone per ragione, non più solo per fede.
Leggi pure:
I giudici di Strasburgo esportano in Europa la laicità francese;
Il crocifisso, simbolo di sofferenza che non può offendere nessuno;
Ma io difendo quella croce.
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Un augurio a Bersani, un saluto a Rutelli
Ottobre 28, 2009Pd / 1
Le primarie del Pd sono un unicum della politica comparata. In America servono ad eleggere i candidati alla presidenza degli Stati Uniti, in Italia a convalidare il voto degli iscritti ad un partito che dovrebbero, da soli, formarne gli uffici. Può sembrare paradossale ma Pierluigi Bersani, votato da 1.081.532 persone, non è più legittimato di Lorenzo Cesa, suo omologo dell’Udc, come capopartito. Il vero paradosso consiste nel fatto che i militanti del Partito democratico devono recepire l’inidirizzo definito da un segretario eletto con voti estranei all’associazione di cui fanno parte. Fortuna per gli iscritti che il segretario uscito vincitore dallo scrutinio interno al partito sia lo stesso del plebiscito tenutosi domenica scorsa. Inoltre Bersani è fautore di una linea più ortodossa in tema di organizzazione rispetto ai suoi predecessori che liquidarono i partiti d’origine per dar vita ad un cartello elettorale: povero dal punto di vista dell’identità e dell’insediamento sociale. La finzione di una democrazia presidenziale è entrata nel sentire comune degli italiani, inutile negarlo. Chi domenica si è recato alle urne lo ha fatto credendo di votare non solo, e non tanto, un capopartito, ma il leader dell’opposizione a Berlusconi, il suo antagonista alle prossime elezioni. È altrettanto vero, però, che questa convenzione, sufficientemente anche se non definitivamente radicata nella società, non corrisponde alla forma di governo che deriva dal patto costituzionale del 1948. La deriva plebiscitaria del nostro sistema, accelerata dal dualismo Berlusconi-Veltroni, tutto improntato alla semplificazione del quadro politico e non al recupero della partecipazione democratica, ha rinforzato il Cavaliere che, già tronfio del suo potere personale, prova quotidianamente ad agirare gli ostacoli di ordine istituzionale-costituzionale alla realizzazione dei suoi interessi. A Bersani va l’augurio di invertire una tendenza che le primarie del Pd non fanno altro che confermare.
Pd / 2
Già ai tempi della Fed, Francesco Rutelli, sosteneva che l’elettorato mediano non avrebbe mai votato per un’alleanza di riformisti (nel frattempo diventata partito, ndr) troppo spostata a sinistra. Anche se il Pd ha smarrito il patrimonio del socialismo democratico con la fusione fredda Ds-Dl, specchiandosi in Bersani è tornato a vestire di rosso. Il mondo del lavoro, che aveva voltato le spalle ai democratici nel 2008, sembra essere il target della nuova segreteria. Mentre Rutelli guarda alle medie imprese che, specie al nord, hanno come principale interlocutore la Lega, temendo (a ragione secondo me) che lo stesso fenomeno possa riprodursi a sud con un partito ad hoc che si collochi nell’alveo del centrodestra. Saluto la svolta centrista di Rutelli, da sempre a disagio nel Pd, ma non m’illudo che possa bastare a chiarificare quel «partito mai nato» che l’ex Sindaco di Roma si appresta a lasciare.
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Vieille cuvée, sull’aggravante omofobica
Ottobre 17, 2009La legge 25 giugno 1993, n. 205, all’art 3, dice: «Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà». Etnia, nazionalità, razza o religione. E il sesso? La proposta di legge contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere avrebbe introdotto, non fosse stata bocciata dal Parlamento che ha votato la pregiudiziale di costituzionalità, la cosiddetta «aggravante omofobica». L’Italia ha perso un’occasione.
@Eva. Adesso sono convinto. La prossima assaggiamo la triplo malto.
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Sempronio Presidente
Ottobre 15, 2009Su Repubblica di martedì 13 ottobre 2009, a pagina 32, Adriano Prosperi, professore ordinario di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, medita le parole della filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense, Hannah Arendt, sulla finzione maggioritaria che «in una democrazia senza costituzione schiaccia i diritti delle minoranze e cancella il dissenso senza nemmeno ricorrere alla violenza» [1].
Il funzionamento delle democrazie rappresentative si basa proprio sulla presunta corrispondenza dell’indirizzo politico del governo, determinato dal suo capo e convalidato dal parlamento – che vota le leggi a maggioranza: perciò finzione maggioritaria, ndr – con la volontà del popolo nella sua interezza, del demos nella sua totalità. Il principio maggioritario correlativamente alla «fiction representative» (Kelsen) permettono alle democrazie moderne di funzionare, rendono possibile la convivenza civile tra decine di milioni di persone che non possono partecipare immediatamente all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese [2].
Se non ci fosse la Costituzione a limitare legislatori e governanti il loro potere sarebbe assoluto, le democrazie muterebbero in dispotismi e le minoranze non sarebbero più garantite nei loro diritti fondamentali. I governi sono legittimati da un voto maggioritario, ma alle maggioranze la Costituzione sottrae alcuni principi cui non è possibile derogare. Altri li rende disponibili solo a maggioranze qualificate, più ampie di quelle che normalmente esprimono il governo. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Antonio De Rose
Pubblicato da Antonio De Rose
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