Ottobre 17, 2009
Iniziatore di una nuova epopea del socialismo internazionale, sfumata negli ultimi tempi per il venir meno dei suoi tradizionali insediamenti sociali. Europeista più dei suoi stessi elettori, ha abbandonato la prospettiva isolazionista del Regno Unito, trasversale ai principali attori della politica britannica, assumendo su di sè la responsabilità della firma del trattato di Nizza, della Costituzione europea, del più recente trattato di Lisbona. Da presidente dell’Unione Europea [1], Tony Blair potrebbe riscattare l’unico neo di un’altrimenti brillante vicenda politica: l’incodizionato appoggio alla guerra preventiva di Bush, la cui illiceità toccò il suo apice con l’invasione dell’Iraq senza che fossero trovate le armi di distruzione di massa denunciate dai governi alleati nelle sedi internazionali. Un uomo della sua statura merita questa occasione. L’Europa, se vuole giocare un ruolo internazionale di livello pari a quello degli Usa, per evitare una decadenza accelerata dalla partnership economica tra Washington e Pechino [2, 3], deve dotarsi di un leader che le restituisca una visone d’insieme, che sappia rilanciarne ideali, valori e aspirazioni delle origini. Tony Blair, of course.
[Note]
1. http://www.ilfoglio.it/soloqui/3578
2. http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=98&ID_articolo=414&ID_sezione=180&sezione=
3. http://temi.repubblica.it/limes/americina/6836
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 15, 2009
Su Repubblica di martedì 13 ottobre 2009, a pagina 32, Adriano Prosperi, professore ordinario di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, medita le parole della filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense, Hannah Arendt, sulla finzione maggioritaria che «in una democrazia senza costituzione schiaccia i diritti delle minoranze e cancella il dissenso senza nemmeno ricorrere alla violenza» [1].
Il funzionamento delle democrazie rappresentative si basa proprio sulla presunta corrispondenza dell’indirizzo politico del governo, determinato dal suo capo e convalidato dal parlamento – che vota le leggi a maggioranza: perciò finzione maggioritaria, ndr – con la volontà del popolo nella sua interezza, del demos nella sua totalità. Il principio maggioritario correlativamente alla «fiction representative» (Kelsen) permettono alle democrazie moderne di funzionare, rendono possibile la convivenza civile tra decine di milioni di persone che non possono partecipare immediatamente all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese [2].
Se non ci fosse la Costituzione a limitare legislatori e governanti il loro potere sarebbe assoluto, le democrazie muterebbero in dispotismi e le minoranze non sarebbero più garantite nei loro diritti fondamentali. I governi sono legittimati da un voto maggioritario, ma alle maggioranze la Costituzione sottrae alcuni principi cui non è possibile derogare. Altri li rende disponibili solo a maggioranze qualificate, più ampie di quelle che normalmente esprimono il governo. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 11, 2009
Mi sforzo, ma non vedo una sostanziale diversità, un’apprezzabile discontinuità, nella politica estera e di difesa di Barack Obama rispetto a quella del suo predecessore alla Casa Bianca, George W. Bush. Posso sbagliare, naturalmente, ma ritengo il Nobel per la pace un premio che il presidente degli Stati Uniti d’America dovrà legittimare nei prossimi anni. Forse è proprio ciò che auspicano alla Nobel Foundation: comminando un così alto riconoscimento ad un leader tanto popolare e responsabile di strategie politiche e militari da cui dipendono le vite di milioni di persone, la fondazione ha agito sul governo americano facendo essa stessa della diplomazia, convalidando l’indirizzo determinato da Barack Obama in appena dieci mesi di mandato. Multilateralismo, apertura degli Usa al mondo islamico, non proliferazione delle armi, salvaguardia ambientale, sono i termini della politica incarnata da un personaggio non certo “scomodo” ai fini della prestigiosa onorificenza. Penso a Henry Kissinger, Nobel nel 1973. Il segretario di Stato dell’allora presidente Nickson ebbe con tutta probabilità un ruolo nella sanguinosa deposizione del presidente cileno Allende eppure venne insignito del premio perchè avviò con il diplomatico vietnamita Le Duc Tho le trattative che portarono al cessate il fuoco in Indocina. Nel 1994 il Nobel per la pace andò a Yasser Arafat che sostenne atti di terrorismo contro i civili israeliani nella lotta per la liberazione della Palestina, ma fu riconosciuto lo stesso il suo impegno per la normalizzazione delle relazioni tra mondo arabo e Israele (v. Accordi di Oslo). Ecco non si può dire che Obama abbia fatto peggio dei suoi discussi predecessori nell’albo dei Nobel, ma neanche meglio. Fin qui gli è mancato il tempo.
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 9, 2009
La Corte Costituzionale ha dichiarato il lodo Alfano illegittimo per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione. Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza. Intanto due cose.
La Consulta ha riaffermato il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge violato, evidentemente, dal momento che Silvio Berlusconi, già imputato in tre processi, ne ha ottenuto la sospensione su iniziativa del Governo da lui presideduto. Ammesso che sia ragionevole – per me lo è ma rispetto chi la pensa diversamente, ndr –, una disciplina differenziata del processo penale che riguardi le più alte cariche dello Stato può essere compiuta solo con una legge costituzionale (ex. art. 138 Cost.). Non c’era neppure bisogno che la Corte lo rilevasse nelle sue precedenti pronunce in materia (v. incostituzionalità del lodo Schifani), tanto più che allora questo aspetto non era oggetto del giudizio costituzionale. Nel 2003, infatti, il Tribunale di Milano aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale in riferimento agli artt. 3, 101, 112, 68, 90, 96, 24, 111 e 117 della Costituzione, dell’art. 1, comma 2, in relazione al comma 1, della legge 20 giugno 2003, n. 140¹. Appena un anno fa la prima sezione penale dello stesso tribunale osservava nella sua dichiarazione di non manifesta infondatezza del dubbio di costituzionalità sul lodo Alfano che disposizioni normative riguardanti le prerogative di organi costituzionali richiedono il procedimento di revisione costituzionale². E sulla questione, resa finalmente esplicita dai giudici milanesi, la Corte Costituzionale si è pronunciata giusto ieri nel modo che sappiamo. Dal punto di vista tecnico-giuridico c’è poco altro da aggiungere. Meno ancora da discutere. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 6, 2009
Mentre scrivo si tiene l’udienza pubblica della Corte Costituzionale avente ad oggetto, tra le altre cause a ruolo, le disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle più alte cariche dello Stato. Per la prossima settimana è atteso il giudizio di legittimità costituzionale della legge 23/07/2008 n. 124 (c.d. Lodo Alfano).
Personalmente apprezzo l’esigenza di sottrarre i soggetti che rivestano la qualità di Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e di Presidente del Consiglio dei Ministri all’azione penale obbligatoria, dalla data di assunzione della carica e fino alla cessazione dalle relative funzioni. Dove ritengo violato il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, perciò ne auspico la censura, è nella previsione che una tale disciplina si applichi ai procedimenti penali in corso.
Uno scudo processuale, da adottare con legge costituzionale, dovrebbe impedire che il processo si tenga se l’indagato riveste un’alta carica istituzionale, dunque che lo stesso indagato diventi imputato, rinviando l’esercizio dell’azione penale, invece di stroncarla nel pieno del suo svolgimento. Il Cav. era imputato di reati gravi già prima che fosse incaricato di formare il nuovo governo. Ma il Lodo Alfano è stato cucito addosso alla persona di Silvio Berlusconi, alla vigilia della sentenza di primo grado per corruzione in atti giudiziari nell’ambito dei processi sulle tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian.
Nelle ore che hanno preceduto la riunione plenaria della Consulta, il lavoro dei giudici costituzionali è stato caricato di un significato politico che non ha, nè può avere. La Corte giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi, non deve temere che una sua pronuncia modifichi gli equilibri politici. Il presidente del Consiglio ha minacciato elezioni anticipate se il Lodo Alfano fosse giudicato illegittimo e il Pdl evoca «piani eversivi» contro il Governo. Ma di eversivo c’è solo l’atteggiamento del premier.
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il cannocchiale
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 5, 2009
Luca Sprovieri (Team Ducale) dilaga sul campo di Andrea De Santis (F.D.L.) e inanella la quarta vittoria consecutiva, il quinto risultato utile su altrettante gare disputate. Finisce 6-1. Il successo è firmato Stankovic-Totti. Andrea deve cedere il passo ad una squadra che in questo momento non conosce avversari. Il Real Brutru vince nettamente contro il Cosenza Calcio 1914 (2-0). Di Natale è alla nona marcatura in campionato, Marcolini s’inventa bomber e firma una doppietta al Sant’Elia. Mike Cardinale si mantiene nella scia di Luca; dopo la sosta per gli impegni della Nazionale, sarà atteso dalla Fortitudo, poi lo scontro diretto con il Team Ducale. Brutto scivolone interno per il Goleador, il rigore trasformato da Di Vaio contro il Genoa vale la prima vittoria in campionato per l’I.B.N. ‘89 Caserta. Michele Savino lascia l’ultimo posto in classifica facendo un discreto balzo in avanti. Ora è a quota cinque in compagnia del sottoscritto e di Matteo Comi che non va oltre il pareggio casalingo contro la Fortitudo (0-0).
Classifica: Team Ducale 13, Real Brutru 11, El Goleador, Longobarda, I.B.N. ‘89 Caserta 5, Cosenza Calcio 1914, F.D.L., Fortitudo Marcantonio 4.
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 4, 2009
Da uno spunto autobiografico un saggio della migliore cinematografia italiana. Il film, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2010, è a detta dello stesso regista il più personale di Giuseppe Tornatore, che racconta a modo suo, “poetico” nel senso del valore estetico dell’opera, una storia d’amore che s’intreccia con quella politica e sociale del Paese. Il cast è una grande orchestra che il maestro Tornatore dirige traendo il meglio dagli interpreti, esordienti e veterani. Le musiche sono scritte, orchestrate e dirette da Ennio Morricone. E ho detto tutto. Voto 8.
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Pubblicato da Antonio De Rose
Ottobre 2, 2009
Il dissenso di Fini dalla leadership di Berlusconi su temi come l’immigrazione o la bioetica, per non parlare dello scandalo sollevato dalla fondazione Farefuturo, presieduta dallo stesso Gianfranco Fini, circa i metodi di selezione dei candidati e delle candidate al parlamento di Strasburgo (veline e attricette), hanno messo l’esponente della Destra Nazionale in minoranza nel Pdl.
Il Popolo della libertà, nato per iniziativa di un “sol uomo” sul predellino di un’ammiraglia tedesca, è lontano dall’essere un vero partito. Privo di una prospettiva culturale e politica per il dopo Berlusconi, senza un’idea di stato e società se non quella che corrisponde agli interessi privati del premier, potrebbe subire un contraccolpo per le divergenti posizioni di uno dei suoi più autorevoli, se non il più autorevole, membro. Non essendo il Pdl abituato al confronto, il timore dell’inner circle berlusconiano è di comunicare all’elettorato proprio l’idea della divisione e della litigiosità interna che sembravano prerogative del Partito democratico.
Fini sarebbe l’uomo giusto per dare al Paese un partito di centrodestra moderno: moderatamente conservatore sul piano etico-sociale, riformatore e liberale in campo economico. Alla sua età, 57 anni, forte di un incarico istituzionale come la presidenza della Camera, è normale che sia stanco di mordere il freno. Sennonché la popolarità del governo Berlusconi, il consenso personale del presidente del Consiglio gonfiato dai risultati nella gestione delle emergenze rifiuti in Campania e terremoto in Abruzzo, solo in parte intaccato dagli scandali sessuali, non lasciano presagire un cambio della guardia a breve.
Le alternative sono due. Fare buon viso a cattivo gioco, cercare il compromesso nel partito – dunque con Berlusconi – per assumerne la guida in vista delle prossime elezioni politiche, quando il Pdl dovrebbe essere maggiormente radicato nel Paese, a cominciare dalle istituzioni regionali e degli enti locali, e stabilizzato nella sua dialettica interna. Ovvero accasarsi nell’alleanza centrista ispirata da Pierferdinando Casini, che si accinge ad accogliere anche Rutelli e i teodem del Partito democratico. Questa opzione mi sembra, tuttavia, rischiosa per l’immagine che Fini sta dando di sè al Paese, quella di un leader politico di destra sì, ma dalla spiccata laicità.
Se la progressione dell’ex Ministro degli Esteri dei governi Berlusconi bis e ter verso palazzo Chigi è così problematica lo si deve anche agli errori commessi in passato. Egli paga, in particolare, la genuflessione di due anni fa, quando aderì da subalterno alla costituzione del Popolo della libertà azzerando a destra i nemici del Cavaliere.
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Pubblicato da Antonio De Rose
Settembre 29, 2009
Dietro il cosiddetto “scudo fiscale” si nasconde un’amnistia di fatto che contravviene al nostro diritto costituzionale (Art. 79, primo comma, Cost. “L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale”). Lo scudo consente il rimpatrio dei capitali detenuti illegalmente all’estero alla data del 31 dicembre 2008. Di più, estingue (perciò amnistia) i reati relativi all’omessa e infedele dichiarazione dei redditi, per non parlare della falsa rappresentazione di scritture contabili obbligatorie (v. falso in bilancio). Il disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, attualmente all’esame della Camera, mina alle fondamenta il principio della certezza giuridica, cardine del ordinamento costituzionale e democratico, incentiva l’evasione fiscale, reca un forte pregiudizio alla credibilità del Paese nei confronti dell’Unione Europea e dei mercati, favorisce le organizzazioni criminali che potrebbero “ripulire” il denaro frutto di attività illecite avvalendosi della segretezza garantita loro dal testo di legge, non essendo gli intermediari o i professionisti che curerebbero il rimpatrio tenuti alla segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio. Ce n’è abbastanza perchè il presidente della Repubblica non promulghi una legge siffatta, per un suo rinvio.
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Pubblicato da Antonio De Rose