Un’arma impropria


La rielezione di Giorgio Napolitano, classe 1925, alla Presidenza della Repubblica non garantisce l’unitarietà dell’ordinamento costituzionale, la tenuta della democrazia, ma solo la coesione di un ceto politico delegittimato. Il Presidente, che nell’ultimo scorcio del suo settennato si è dotato di un gabinetto di ministri/consiglieri, i cosiddetti “Saggi”, riacquista finalmente il potere di scioglimento delle Camere. Un’arma impropria che potrà usare, se non l’ha già fatto, per far assumere al futuro Esecutivo il suo programma. Sarà dunque un governo del Presidente. Giorgio Napolitano è il Capo dello Stato italiano più potente, non solo influente, degli ultimi centocinquant’anni. Nella sua persona, in questa fase delicata, si concentrano prerogative che materialmente non rinveniamo in nessun capo di stato o di governo in giro per il mondo. Neppure negli Stati Uniti d’America. Forse solo il Presidente della Repubblica Francese può vantare gli stessi poteri, ma c’è un dettaglio: è votato a suffragio universale e diretto.

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