Il pallino del gioco


Se perdo il referendum non è soltanto che vado a casa ma smetto di far politica“. Così Matteo Renzi a Repubblica Tv, era l’11 gennaio del 2016. Fu allora che il presidente del Consiglio trasformò il voto sulla riforma costituzionale in un plebiscito su se stesso. Oggi, dopo una sconfitta clamorosa, Renzi rassegna le dimissioni da capo del governo ma, proprio nel momento in cui appare più debole, a me sembra maggiormente temibile. Un leone ferito.
Ascoltando le dichiarazioni dei tanti portavoce del premier dimissionario ricorre sempre lo stesso preoccupante tema: “siccome abbiamo perso, adesso tocca agli altri, al fronte del No, fare le proposte per superare l’impasse e consentire al Paese di andare al voto con una nuova legge elettorale”. Incredibile, il Pd è il partito di maggioranza relativa, ma le proposte devono farle gli altri.
E non finisce qui. Siccome gli italiani hanno detto No a questa riforma, i renziani s’impegnano solennemente a non cambiare più la Costituzione. Lo stato di necessità che ha portato il governo a bruciare le tappe in questi due anni e mezzo è finito. Non c’è più bisogno di superare il bicameralismo paritario, ridurre il numero dei parlamentari, contenere i costi delle istituzioni, sopprimere il CNEL… Il popolo ha parlato, ha detto che non vuole cambiare e quel 40% che ha votato Sì, in realtà, ha votato per Renzi.
Dunque, dopo il referendum, si palesano le reali intenzioni dei renziani che, lungi dall’abbandonare la scena, provano a bloccare il sistema attorno ad un centro stile Prima Repubblica. Sanno bene di essere indispensabili per la formazione di un governo e vogliono che risulti evidente alla vigilia di nuove elezioni. Il modo migliore è cedere momentaneamente il pallino del gioco.
L’esecutivo uscente, forte (si fa per dire) delle riforme in campo economico-sociale ha pronta una piattaforma elettorale: vogliamo chiamarlo Partito della Nazione? Il problema è far uscire allo scoperto gli avversari. I grillini non acconsentiranno a un dispositivo elettorale che li penalizzi e perciò non entreranno in un governo di scopo. La Lega si determinerà in relazione a quello che farà Forza Italia. Se Berlusconi tenderà una mano a Renzi, Salvini rinsalderà il legame con Meloni e la destra di lotta. Renzi proverà a logorarli tutti dal Nazareno, dirigendo deputati e senatori del Pd contro ogni compromesso che consenta al potere di ricomporsi altrove.
Personalmente non ho mai creduto che Renzi si sarebbe ritirato in caso di sconfitta. Secondo il quotidiano La Stampa starebbe pensando a un anno sabbatico. Se così fosse sarebbe solo per accreditarsi come riserva della Repubblica e tornare più forte di prima.

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